#stellapolare

Einstein, non uno qualunque, Albert Einstein sosteneva che ”Non possiamo pretendere che le cose cambino, se continuiamo a fare le stesse cose . La crisi è la più grande benedizione per le persone e le nazioni, perché la crisi porta progressi; la creatività nasce dall’angoscia […] ”. Ed è così che sbertucciando sfacciatamente questo 2020 maledetto come l’aceto su una piaga, il buon Federico Aniballi, attento capo supremo intergalattico di Luca Pura ha appeso (almeno momentaneamente) la Nikon al chiodo e si è imbarcato nel progetto della vita. Nei progetti. Sì, perché Federico non si è accontentato di assumersi la responsabilità di rilanciare una location per ricevimenti alla periferia di Roma (l’unica, tra parentesi, che abbia un lago privato!) ma ci ha preso subito gusto e le ville sono presto diventate tre. Sì, esatto! Tre!

Oltre alla Tenuta la porta sul lago, a Mentana, infatti, sono arrivate nelle accoglienti mani di Federico anche Masseria Baccanello e Scuderie San Giorgio, entrambe situate a Cesano di Roma, a pochi chilometri dal Raccordo Anulare e delle quali ci riserviamo di dirvi più nel dettaglio con articoli ad hoc.

Sara Pascolini, make up artist

Super Fabiana, floral designer infaticabile

Covid mon amour

Questa doverosa e piena d’ammirazione premessa, per raccontarvi cosa bolle in pentola e il perché di alcuni shooting dedicati che hanno visto tutti i collaboratori e amici dell’agenzia coinvolti nella realizzazione - appunto - di servizi video e fotografici in queste incantevoli ed esclusive location.

Come gli addetti ai lavori sanno bene, gennaio è storicamente il mese in cui ci si gioca un po’ la stagione, anche e soprattutto per Roma Sposa, la famosa fiera del settore wedding che richiama o meglio, richiamerebbe, ogni anno decine di migliaia di visitatori. Ahimè ho dovuto usare il condizionale perché quest’anno ancora non è dato sapere se l’evento si potrà tenere né quando. 

Indipendentemente dai riti apotropaici contro il Covid che tuttavia al momento hanno sortito lo stesso effetto che avrebbe un rotolo di carta igienica nel fermare un 747 in fase di atterraggio, però, è necessario farsi trovare pronti con il vestito buono per quella data e produrre, dunque, contenuti promozionali all’altezza del target che la natura e l’anima della location richiama e richiamerà. Come il vecchio adagio recitava una mano lava l’altra e tutt’e due lavano la faccia, questa sinergia tra diverse professionalità mira a creare il materiale con il quale ci si proporrà alla clientela successivamente. Va da sé che per la natura stessa dell’intento e per il livello delle figure in gioco, è obbligatorio dare il massimo.

Nello specifico, qualche giorno fa abbiamo organizzato uno shooting in due delle nuove location, Masseria Baccanello e Scuderie San Giorgio. Uno shooting che, come detto, ha coinvolto floral designer, catering, stylist, truccatrici e - ça va sans dire - fotografi e videomaker.

Come potete vedere dalle foto, nessuno di noi si prende troppo sul serio, specie quando giochiamo in casa e conosciamo bene il campo, ma il risultato è stato davvero importante. Io mi sono dedicato a una persona che già conoscete bene (potete leggere qui e qui il perché) ma non solo e assieme a stylist, truccatrice e floral designer, in un contesto che a Roma teme pochissimi rivali, abbiamo lavorato per farci trovare pronti per la partenza della prossima stagione. Un po’ come dei novelli Ulisse, con sestante alla mano, concentrati tutti su uno stesso obiettivo, pronti a seguire la Stella Polare. 


#arianna & co

Ciao, Arianna e benvenuta sul mio blog! Raccontaci chi sei e cosa fai nell’ambito del wedding e delle cerimonie in generale.

Ti ringrazio della domanda perché purtroppo, a oggi, il mio non è ancora un ruolo ben definito, nonostante invece lo sia nella sua funzione. Arianna è un event designer, quello che si può definire un architetto dell’evento. Sono la prima persona, insieme alla wedding planner, a mettere nero su bianco qual è l’idea e l’ispirazione di un evento.

Lavoro in maniera creativa, ma allo stesso tempo dando grande importanza alla tecnica per la creazione di un progetto che possa rispecchiare il più possibile l’obiettivo e/o la personalità di chi lo richiede: un’azienda, un cliente o gli sposi. Il design negli eventi è invisibile in prima battuta e per molti lo sarà sempre, dopo l’evento diventa evidente, prorompente e inestimabile.
Quanto dico non è dimostrabile, poiché un matrimonio è unico, irripetibile. Pensare di riviverlo con o senza la regia che lo ha creato e realizzato… Sarebbe lo stesso?

Quindi il tuo ruolo è parallelo a quello della wedding planner, se vogliamo imprescindibile…

Il mio profilo mette in sinergia diversi fornitori, i quali sono protagonisti quanto gli sposi e mettono in gioco le loro competenze, la loro esperienza. In quest’ottica non mi occupo solo di coordinarli, ma li identifico come un’orchestra; in fase di progettazione la wedding planner detta le tempistiche, il designer crea la partitura e si potrebbe dire che le dà un’anima e personalità. Devo relazionarmi con diversi attori, come lo spazio di una location, organizzare gli allestimenti e relativi arredi, progettarli curando l’illuminazione per valorizzarli, abbinando la cura dei dettagli. Le competenze di un designer devono avere un assetto cronologico, partendo per esempio da una moodboard - base di ogni processo creativo - per seguire una narrazione visiva e focalizzare un concept styling preciso.

Immagino che tutto questo, dopo l’incontro con il cliente, gli sposi nel nostro caso, finisca poi su carta o, volendo, su un progetto digitale.

Certo, le competenze grafiche sono lo strumento necessario che accompagna ogni fase dell’organizzazione di un progetto creativo, che rende possibile la customizzazione delle richieste, quindi la loro personalizzazione. È un lavoro di consulenza, ma non effimera: abbiamo anche l’obbligo considerare la voce costi, quindi di attenersi al budget di riferimento.

Per esempio, la scelta dei fornitori più appropriati oppure la valorizzazione dei materiali esistenti tramite la loro contestualizzazione. L’obiettivo del mio lavoro è la costruzione di un racconto in cui nulla è lasciato al caso.

Anche nel campo degli allestimenti e del planning pensi che sia in corso un’evoluzione anche e soprattutto estetica o vedi che ci sono ancora delle reticenze verso uno stile - come dire? - un po’ retrò?

A volte capita che siamo reticenti nell’accettare i cambiamenti, invece siamo molto avanti quando ci impegniamo a portare in giro per il mondo il nostro Made in Italy.
C’è da dire che siamo un paese ancora con diversi retaggi culturali; ad esempio parlando di wedding siamo tutt’ora ancorati al passaparola dei legami parentali o amicali: “Conosco Tizio, questo me lo regala Caio…
A volte è un valore aggiunto, ma spesso può perdersi per strada la professionalità, il distacco di cui necessita un servizio.

Chi fa il mio lavoro nel tempo non smette mai di studiare e prepararsi sugli scenari che si susseguono. Cerco di consigliare e sviluppare progetti nell’ottica delle tendenze attuali, senza però stravolgere la natura e l’identità dei clienti. Oggi le piattaforme social aiutano a ispirare e aggiornarsi, certo è che bisogna trovare un equilibrio caso per caso sul rinnovamento degli stili, la valorizzazione e il restyling delle tradizioni. Senza una consulenza mirata, quello che è vintage e retrò potrebbe essere confuso con il vecchio e démodé, al contrario, quello che è sofisticato e ricercato può trasformarsi in pacchiano o semplicemente brutto.

Immagino che il tuo lavoro sia fatto spalla a spalla con un floral designer e che seguitate un comune progetto concordato con gli sposi. Raccontaci quanto tempo impieghi per stabilire ogni minimo dettaglio e quanto è difficile accontentare tutti i gusti.

Collaboro con diverse figure professionali: la floral designer, per citarne una. Lavoro con lei a stretto contatto sulla progettazione. La wedding planner, ovviamente, con la quale mi interfaccio per i fornitori e la pianificazione del timing, per il banqueting e il problem solving. Il catering con il quale valuto altri aspetti, tra cui le forniture degli allestimenti, il noleggio degli arredi, il dettaglio dei materiali e il posizionamento del foodesign. Credo profondamente nel lavoro di squadra che divide i compiti ma moltiplica il successo…

Giusto! Dandolo per scontato in qualità di fotografo, e un fotografo pignolissimo, non ti avevo chiesto quanta importanza avesse la pianificazione del timing…

Le tempistiche non sono misurabili, questo è un aspetto difficile da far comprendere. È complesso anche per noi, che a volte lo perdiamo di vista. La creatività è uno stupefacente naturale, permette voli pindarici durante un processo di progettazione… tutto ciò può allungare i tempi, ma nel lavoro il tempo è denaro!

Uno degli aspetti che mi ha sempre instillato una profonda stima per planner e designer è l’impiego orario. Le vostre figure sono quelle che lasciano la location per ultime e arrivano certamente per prime, assieme al catering. Quanto tempo ti richiede un classico matrimonio, da che arrivi in location a quando riparti con tutte le tue cose?

La tua domanda è curiosa poiché il classico matrimonio potrebbe rappresentare un evento molto complesso, proprio perché tradizionale. Diciamo che risponderò sulla media in cui sicuramente mi sveglio prestissimo la mattina e rientro a notte inoltrata, in alcuni casi si allestisce direttamente dal giorno precedente; in definitiva dipende da diversi fattori come il meteo, la complessità del progetto, la trasferta.

Bisogna considerare che la fase di disallestimento richiede la medesima cura della fase iniziale: ci sono materiali noleggiati, oltre a quelli di proprietà, che devono rientrare in magazzino sani e salvi, perciò dobbiamo evitare rotture o perdite e lasciare la location nel rispetto e soprattutto nelle condizioni in cui l’abbiamo trovata. Fondamentale aver creato un team di persone che siano state formate adeguatamente sulla logistica poiché a fine evento, spesso la notte, si è tutti stanchi e con la voglia di tornare presto a casa.

Anche a te chiedo un aneddoto sull’allestimento più bizzarro o sulla richiesta più assurda che ti abbiano mai fatto degli sposi.

Racconterò l’esperienza più rischiosa…

Curavo un wedding beach con cerimonia in riva al mare con tempesta in arrivo, confermata da previsioni meteo. Nonostante questo, come da progetto, l’allestimento fu organizzato esternamente, eravamo pronti all’eventuale piano B… ovvero disallestire e allestire al coperto.

Gli sposi mi chiamarono mezz’ora prima dell’arrivo per riconfermare la volontà nello svolgere il tutto come da programma, poiché il loro desiderio era così come lo avevano immaginato e così sarebbe dovuto essere…

Fu una cerimonia meravigliosa, non fece neanche una goccia di pioggia fino allo scoccare della mezzanotte…

Non dimenticherò mai quel matrimonio e nemmeno il nubifragio durante il mio rientro a casa…

Spero di lavorare di nuovo presto con te e con il tuo team e auguriamoci un 2021 pieno zeppo di lavoro. 


Se via abbiamo incuriositi, potete trovare le creazioni di Arianna sui suoi canali:

ariannapascuttini.it  •  instagram  •  facebook


#VICOvid-19

Qualche giorno fa, pensando a quale argomento affrontare per il nuovo post, avevo deciso di prendere a paradigma dell’attuale condizione di chi si occupa di cerimonie e in particolare di fotografia di matrimonio l’ultimo servizio, realizzato già sotto il giogo dei temuti DPCM, e nel caso specifico quello che limitava a 30 il numero massimo di invitati. Per questo, seguendo la logica dell’ironica polemica che contraddistingue alcune fasi di questo blog, avevo pensato di chiamare quell’articolo #senzalode. Complici i tanti impegni e il precipitare della situazione, tuttavia, non ho fatto in tempo che da 30 invitati si è passati a 0, zero!

Sì, come tutti saprete, infatti, le nuove disposizioni in termini di contenimento COVID-19, impediscono almeno fino al 24 novembre prossimo di celebrare matrimoni e tenere ricevimenti. Non sono mai entrato, né lo farò questa volta, nel merito di decisioni che - mi auguro - vengono prese nell’ottica del bene collettivo e da persone che hanno le competenze per decidere cose di questa importanza. Quello che però è indubbio, e lo è a prescindere da quanto si apprezzi il governo Conte, è che il 2020 è stato per noi operatori del settore un anno di cui difficilmente ci scrolleremo la cenere di dosso. Certo, il 2021 si sta preannunciando più impegnativo e più ricco degli anni passati; certo, non tutti i numeri del 2020 sono andati persi e molti si sono travasati a periodi meno grigi, ma come teorizzava il buon Giambattista Vico, i corsi e ricorsi storici sono lì ad attendere un uomo sempre uguale a se stesso, pur nella mutevolezza delle situazioni e dei comportamenti storici.

E questo mi fa paura. Mi fa paura perché il già ricco calendario del prossimo anno - ammesso che nel frattempo non trovino il tanto atteso vaccino - potrebbe subire la stessa sorte del suo sfortunatissimo predecessore. Purtroppo fare affidamento all’intelligenza collettiva non è sempre la scelta migliore e vi assicuro che pur mantenendo personalmente tutte le garanzie imposte dalle norme e soprattutto dal buon senso, nei ricevimenti di questa estate abbiamo assistito a scene che erano quello che di più lontano ci sia dalla prudenza.

Non siamo stati capaci di custodire quella fragilissima libertà che ci era stata necessariamente concessa; hanno dovuto toglierci il giocattolo perché ne abbiamo abusato e purtroppo a pagarne le conseguenze sono tutti. Fotografi compresi. Incrociamo le dita, brindiamo alla faccia della bestia nera e speriamo che a rincorrere la storia saranno anche le rivincite di chi continua a sperare.
Ringrazio personalmente il Coordinamento delle Associazioni di Fotografi Professionisti per il comunicato inviato al Presidente del Consiglio che, se vi interessa, trovate qui.

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