#diario di bordo seconda parte

Lo scorso febbraio mi ero messo a scrivere questo articolo con il massimo entusiasmo e trasporto possibile, un articolo che - come si evince facilmente - custodisce valori di amicizia e di affetto per me molto importanti. Purtroppo tutto quello che ci avevo riversato ha subìto un brusco arresto, di quelli che ti danno il colpo di frusta, a causa del lockdown, della pandemia e della conseguente decisione di Ambra e Federico di rimandare il loro matrimonio al 2021. 

E siccome noi siamo testardi uno più dell’altra, nonostante il clima generale non inducesse alla progettualità e a pensieri propositivi, abbiamo continuato a parlare di tanti, piccoli dettagli che renderanno il loro un matrimonio davvero speciale. E siccome parlarne non ci basta e tra le tante cose con Ambra condividiamo la passione per la fotografia (lei, invero, è un’abile ritrattista ma non lo sa ancora) in uno degli ultimi shooting organizzati da Lucepura per la promozione della loro nuova location per matrimoni, la splendida Tenuta la Porta sul Lago, ho chiesto alla futura sposa e amica di accompagnarmi. Breve divagazione: tra poco pubblicherò un post dedicato a questa location che sta crescendo e riscuotendo successi a cinque stelle.

Al lavoro per la Tenuta La Porta sul Lago

Nonostante Ambra abbia già le idee abbastanza chiare, per non dire chiarissime, su quello che desidera riguardo allestimenti, fiori e dettagli vari, è stato bello e utile farla immergere in quello che comunemente viene chiamato il dietro le quinte e che spesso, da chi partecipa a una festa di nozze, non viene nemmeno notato. Purtroppo, e questo è l’effetto narcotizzante della quarantena e delle restrizioni Covid, è facile farsi trascinare in quella spirale del tanto c’è tempo e rimandare anche ciò che potrebbe essere stabilito anche con un anno di anticipo. Ma proprio in questa stessa circostanza, Ambra ha avuto modo di conoscere anche un mio carissimo amico nonché collega, un bravissimo collega, che si è guadagnato di diritto un posto d’onore al matrimonio più cool e più chic del 2021… purtroppo non come invitato. Ci toccherà lavorare fianco a fianco, mio caro Andrea!

Io e Andrea come ci ha visto Ambra

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#chilometrozero

Uno degli aspetti che maggiormente richiede un’organizzazione elvetica nella scaletta di un servizio fotografico matrimoniale è certamente la programmazione degli orari e il loro rispetto, che dev’essere categorico persino con la sposa in fase di make-up, il che è un po’ come sedere su una cassa di tritolo e giocherellare con un accendino zippo insaponato. In effetti, se ci pensate, l’ansia di un catastrofico ritardo che si ripercuote amplificandosi a ogni step della giornata è del tutto giustificata ed è una situazione che bisogna imparare a gestire, tanto quanto i contro sole o le chiese buie. Avete presente la classica pallina di neve che rotola giù dal crinale, no?!

Preparazione degli sposi nella meravigliosa Casina Poggio della Rota

Per questo, e per diversi altri motivi che vedremo, quando capita - sempre più spesso, invero - che i futuri sposi decidono di programmare l’intera giornata delle nozze in location tutti tiriamo un profondo sospiro di sollievo.

Il primo aspetto, tutt’altro che marginale, è che l’assenza di spostamenti risparmia l’ansia di cui sopra, tanto ai fotografi quanto agli sposi, che vivono con molta più serenità il loro giorno speciale. Già dalla preparazione, infatti, potersi truccare, nel caso della sposa, e vestire per entrambi, direttamente dove avrà luogo il rito, che sia civile o religioso poco cambia, permette di tenere sotto controllo le lancette e concedersi qualche minuto di ritardo in più! Inoltre, non dover salire in macchina e affrontare l’imprevedibile traffico romano custodisce al meglio i tanti sforzi di truccatrice e stilista. E la sposa ringrazia assieme ai fotografi.

Una bellissima sposa si affida alle preziose mani di Pablo Gil Cagnè

Solo la sposa può sbirciare

La vestizione della sposa nella magnifica Tenuta la Tacita

Arrivare la mattina presto, poi, permette a me e ai video operatori di familiarizzare - laddove fosse la prima volta che lavoriamo in una certa struttura - con la location, trovare i punti più adatti per scattare le esterne, per piazzare le camere fisse, per rendersi il più invisibili possibile durante la funzione e così via. Quando succede, invece, che in quella location siamo di casa, le cose vanno ancor meglio perché ne conosciamo i trucchi, i pregi e le criticità e dimostrare sicurezza anche in queste apparenti piccole cose è sempre determinante per la tranquillità della sposa.

Da non sottovalutare anche la possibilità di interagire sin da subito con catering e maître, cosa di importanza vitale se si vuol lavorare in serenità, ve lo posso garantire… anche noi abbiamo le nostre bestie nere! Stabilire, per esempio, dove poter fare il taglio della torta senza trovarsi col sole ben piazzato nell’obiettivo o dove organizzare il primo ballo degli sposi con largo anticipo concorrerà a ottenere il miglior risultato possibile. 

Sposa e sorella

Anche il papà della sposa si prepara alla Tenuta La Tacita

Dismettendo per un secondo i panni del fotografo, pensate poi che gioia per chi si deve occupare dell’allestimento floreale non doversi caricare tutte le composizioni dalla chiesa per precipitarsi come un novello Niki Lauda verso la location per riallestire tavoli, buffet e tableau!

E che dire degli invitati che riprenderanno l’auto solo a festa conclusa, una volta che i fumi dell’alcol saranno svaniti grazie all’inaspettato tuffo in piscina?

Ovviamente, in fase di incontro con gli sposi, la loro preoccupazione maggiore - appunto - va sempre ad amici e parenti che così facendo eviteranno stancanti e snervanti spostamenti in macchina. Quello che non immaginano, però, è che a noi tutti, ad eccezione di chi noleggia auto per cerimonie, piace tanto il matrimonio a chilometro zero.


Il coinvolgente arrivo della sposa sotto la quercia della Tenuta la Tacita

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#mazinga

Diversi anni fa, quando il mercato offriva agli occhi increduli di noi fotografi il primo modello valido di mirrorless full frame (una Sony, manco a dirlo!) andai in un famoso negozio di Roma che periodicamente organizza delle giornate dimostrative per toccare con mano e vedere con occhio questo prodigio della tecnologia. In realtà all’epoca la cosa che mi convinse meno fu il notevole lag di cui il mirino soffriva, almeno all’epoca. Per i non addetti ai lavori, cerco di spiegare in due righe di che si tratta: come il nome suggerisce, le reflex proiettano grazie a uno specchio e a un prisma l’immagine che la lente sta inquadrando direttamente dove il fotografo poggia l’occhio. Si vede, dunque, esattamente ciò che la lente sta inquadrando. Nelle macchine mirrorless, ovvero senza specchio, il sensore registra in diretta e costantemente l’immagine che la lente gli invia e la gira a un altro piccolo monitor posto nel mirino, dove il fotografo poggia l’occhio. Purtroppo all’epoca, appunto, avevo notato che muovendo la fotocamera nemmeno troppo rapidamente, l’immagine riprodotta nel mirino digitale arrivava con un minimo ritardo.

Quando il mercato ha portato tutti i produttori di macchine fotografiche a misurarsi con questa nuova tecnologia è stato naturale testare la serie Z di Nikon, un po’ perché il marchio è da sempre per me simbolo di garanzia, un po’ perché ho tutte ottiche professionali e un po’ perché il mio collega e amico Federico l’aveva acquistata appena uscita e ho potuto immediatamente andare a controllare quello che anni prima mi aveva deluso: con quella che potremmo definire splendida incredulità notai da subito che quel ritardo di movimento era magicamente sparito, forse e soprattutto perché Nikon era rimasta sì alla finestra a vedere l’evoluzione delle mirrorless, ma lo aveva fatto affilando le lame con la pazienza di un ronin solitario. 

Reputando quindi i tantissimi vantaggi di questa tecnologia assolutamente predominanti rispetto ai (pochi) svantaggi, ho deciso di sostituire entrambi i corpi macchina reflex per acquistare una coppia di Z6. La scelta del duo non è casuale né tantomeno ingiustificata: per quanto spiegato sommariamente sopra, infatti, è facile capire anche per chi non è fotografo o da chi ha anche solo una volta imbracciato una reflex, che pur sbagliando clamorosamente l’esposizione di una foto, l’occhio poggiato su un mirino ottico restituirà sempre e comunque una corretta esposizione in quanto è l’occhio a compensare. Ci si accorgerà dell’eventuale errore solo rivedendo poi lo scatto. Questo, con le mirrorless viene assolutamente bypassato a piè pari in quanto ciò che l’occhio vede è, in realtà, ciò che sta vedendo il sensore. Detto in parole povere, vediamo la foto come verrà. Usando due corpi, uno mirrorless e uno reflex, tuttavia, è facile cadere nell’errore di dare per buono lo scatto sempre e comunque e magari prestare poca attenzione all’esposimetro, con conseguenze non sempre felici. Capite bene che per chi si occupa di fotografia di eventi, che è per sua stessa definizione non replicabile, è impagabile e  prevedere il futuro è una cosa dai superpoteri, come quelli di Mazinga. Mazinga Zeta.

Alcuni scatti di test con la nuova Nikon Z6 realizzati con la mia splendida amica Alice

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