#ammiocuggino

Non potevo varcare la soglia del terzo post senza lasciare che la mia vena polemica prendesse il sopravvento, e in realtà già bussava da un po’. E lo faccio toccando quello che per tanti colleghi e operatori del settore (in quello della fotografia di matrimonio è ancor più sentito, in vero) è il dramma del millennio, subito dopo la peste del 1348, il trap e il calzino bianco corto: l’improvvisazione della professione, perseguita tra l’altro - quando le cose si fanno serie - anche dall’art. 498 del Codice Penale. Mi riferisco a tutti quei soggetti che, in preda a una crisi dell’occupazione assolutamente palese e soffocante, credono di potersi reinventare senza passare dal via e diventare magicamente wedding planner, fioristi, lucisti o fotografi di matrimonio grazie a un uorcsciop full immersion di 3 ore all inclusive e all’effettiva facilità con cui si può accedere ormai a buona attrezzatura fotografica a costi contenuti.

Ma se io mi compro una splendida pentola Baldassarre Agnelli, non mi ritrovo il giorno dopo spalla a spalla con Oldani a spadellare capesante come se non ci fosse un domani. Allora mi chiedo: perché pensi che se ti compri una buona macchina fotografica tu possa avere le capacità e l’esperienza per poterti proporre come fotografo (professionista)? 

Ma qui il discorso si fa ancor più chiaro e la matassa si dipana quasi da sé: purtroppo si incontrano un’offerta che definire scadente è oltremodo generoso e una richiesta basata sul concetto dell’asta al ribasso, come se lorsignori andassero dal chirurgo che gli deve salvare il didietro e gli chiedessero uno sconto. Parliamoci chiaro: se siete arrivati a leggere questo blog è perché - almeno in parte - vi interessate di matrimoni e della loro organizzazione e dunque avete più o meno chiari i costi di una (buona) location e relativo catering; per non parlare degli abiti e degli allestimenti, della musica, del trucco, del parrucco e della carrozza trainata da tre pariglie di cavalli bianchi. Allora la domanda è d’obbligo: perché molte coppie decidono di risparmiare, di fare il braccio di ferro solo sull’unica cosa che di fatto gli rimarrà (forse) di quella giornata, oltre (e non sempre) al coniuge, ossia delle buone foto? Per me è chiaramente una questione culturale, di quella vera, di quella che non si fa mettere i piedi in testa dal gradimento di ospiti sazi come Lucullo e che dovranno rendicontare la riuscita del matrimonio dal numero di portate con quegli (s)fortunati che non sono stati invitati (per ovvi motivi di raggiungimento fondo cassa). E’ una questione di cultura visiva, e spesso, non me ne voglia Lombroso se mi approprio di teorie tutte sue, è inversamente proporzionale allo sfarzo damascato degli abiti e al rossore sulle gote dello zio che viene da fuori.

Lui è lo zio di Dritan, venuto dall’Albania per il matrimonio del nipote. Un uomo che porta con eccezionale dignità ogni minima ruga

L’abito è per definizione quello dei sogni e sotto i 4.000 euro è roba cinese; la villa lascia sbalorditi parenti e amici solo al quinto salone imperiale con putti in oro e tende rigorosamente damascate; le portate devono essere minimo 8, meglio se 12, di mare e di terra. Che non manchino poi l’angolo del sushi, quello dei sigari cubani e la confettata! I fuochi d’artificio sono un must e che durino almeno 6 minuti!

Le tue foto sono bellissime, mi piacciono un casino, è proprio lo stile che volevo io però se mi puoi fare un po’ di sconto, magari togliamo l’album (proposta che mi provoca sempre una sensazione analoga a quella che si proverebbe usando il vetriolo come digestivo)… e via cantando. Con queste situazioni ci potrei riempire un anno di blog. E quando credi che il peggio sia arrivato, ecco il colpo di grazia, il cappio insaponato dello sceriffo Earp: alla fine ci ho pensato, abbiamo poco budget, le foto le faccio fare ammiocuggino che ha comprato la reflecs

Ecco, bravi. Fatele fare avvostrocuggino. Auguri e figli maschi e sperate che il sushi non l’abbia preparato il cugino di Chang. Conosci Chang? Chang chi? Chang il cinese.

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