#celocelomanca seconda parte

Riprendiamo il discorso iniziato qui sui personaggi che con altissima probabilità trovereste e troverete a un matrimonio e che ha visto sfilare in passerella in rigoroso ordine di apparizione: la sorella ansiosa; la truccatrice irremovibile; un flash per il cognato della sposa e la rapida ma frequente apparizione del padre della sposa, che avevamo lasciato intento a mettere il nastro sulla macchina degli sposi sotto la canicola estiva.

Figura determinante e - devo ammetterlo - non sempre cooperativa e collaborativa con noi fotografi è il sacerdote. Nei tanti matrimoni che realizziamo nell’arco di una stagione ne incrociamo diversi, da quelli che pretendono di svolgere la funzione in un’ambientazione che ricorda molto da vicino la Bat-caverna piuttosto che una cattedrale nel pomeriggio agostiano, a quelli che improvvisano inopinati spostamenti durante la cerimonia obbligando sposi, testimoni, fotografi e operatori video a spostamenti rapidi e un po’ caotici come succede quando alla stazione annunciano inaspettatamente il cambio di binario del treno già in ritardo.
Ovviamente il rispetto del luogo e della funzione che il sacerdote ricopre mi ha sempre portato a muovermi con estrema discrezione durante il rito religioso e a limitare al massimo l’uso di illuminazione artificiale (io per scelta stilistica e concettuale non uso luci flash ndr) e non mi è mai capitato di dover aprire un contraddittorio, ma è pur vero che a volte ce la mettono tutta per metterti i bastoni tra i cavalletti. Nonostante questo, mi capita molto più spesso di ricevere a funzione terminata i complimenti da parte del parroco e/o dei parenti più stretti, quelli che stanno in prima fila, per capirci, per la nostra discrezione e invisibilità. Capita poi con una certa frequenza che - per particolari legami familiari con gli sposi - il sacerdote partecipi anche al ricevimento e devo ammettere che in quella circostanza si rivela molto più malleabile, assolutamente piacevole e con una grande e inaspettata propensione al divertimento. Una vera e graditissima sorpresa, insomma.

Qui il sacerdote (grande amico di famiglia) e gli invitati hanno rappresentato una scena del Trono di spade.

Arrivati al buffet degli aperitivi è facile notare chi tra gli invitati darà il meglio di sé e sarà come acqua per i raccolti per noi fotografi: l’amica/o esuberante, che già dai primi approcci in location brandisce il flute di spritz come il fiero Dino Zoff alzava la coppa del mondo nell’82.

Diciamoci la verità: per chi si occupa di reportage di matrimonio avere a disposizione più situazioni e personaggi divertenti, imprevedibili e creativi è una manna dal cielo; uomini e donne che, spesso aizzate da un abile intrattenitore/DeeJay, arrivano a gettare lo sposo in piscina o a improvvisare flash-mob per gli sposi. Spesso quei flutes raggiungono poi la doppia cifra e si entra nel campo della pura immaginazione dove vedere cravatte legate alla fronte in stile Rambo è il minimo che possa capitare.

 Un’altra figura con cui noi fotografi dobbiamo sempre fare i conti, e con la quale nulla è scontato, è il maitre di sala. Entrambi sappiamo che uno può mortificare il lavoro dell’altro e quando ci si incrocia sul vialetto della villa, là dove arriveranno gli sposi, sembra di essere un po’ nel finale di Mezzogiorno di fuoco e parte immediata la contrattazione sui tempi che, nell’interesse comune, devono essere rigidamente rispettati. Ricordo molti anni fa, in una villa sull’Appia, l’irruzione di un cuoco nel giardino dove era stato organizzato il buffet e dove eravamo arrivati con gli sposi in vergognoso ritardo, che noncurante di invitati e parenti in lustrini e paillettes in un’invettiva degna del miglior Gordon Ramsay sbottò: ”Aho, che dovemo fa?! Io c’ho otto chili de riso sul fuoco! ”. Vi lascio immaginare la pacata reazione della direttrice di sala. Di quel cuoco, già in serata, si persero le tracce.
Anche per questa volta è tutto. A’ la prochaine.

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