#chiamatemiyoghi

Come un navigato grizzly di Yellowstone il fotografo di matrimoni, salvo - ahimè - rare eccezioni, chiude la stagione ai primi di ottobre ed entra in una sorta di letargo fino ai primi di gennaio quando, complice l’entusiasmo del nuovo anno, esce dal suo antro fatto di tanti progetti e comincia a pianificare i servizi della stagione. O, almeno, è quel che faccio io, ma non pretendo di fare statistica. 

A grandi linee, quando si strappa l’ultima pagina del calendario, gli appuntamenti dell’anno successivo sono presi e per chi come me è maniaco della programmazione e della cura dei dettagli, è naturale cominciare con largo anticipo a pensare  tutto ciò che di fatto concorre alla realizzazione del servizio fotografico e video di matrimonio. In base al mood che emerge dall’incontro con gli sposi, per esempio, decidiamo assieme ai videomaker le musiche che andranno a fare da colonna sonora per il filmino di matrimonio; stabiliamo dove realizzare il servizio di engagement (anche e soprattutto per valutare la risposta degli sposi davanti all’obiettivo, ma questo è un segreto, non glielo dite!) e in che periodo; cerchiamo di fare dei sopralluoghi nelle location prescelte per le esterne, laddove queste siano per noi nuove e, soprattutto, cerchiamo nuove idee per lo shooting fotografico in genere, molto spesso buttando un occhio al mercato anglosassone. 

Come spesso accade, lasciatemi dire con un rigurgito di populismo, in Italia - purtroppo - le cose belle arrivano sempre con un certo ritardo e il mercato della fotografia di cerimonia fatica a metabolizzare certe novità: se date una rapida scorsa ai tanti profili Instagram dedicati alla wedding photography (lo scrivo in inglese non per immotivata esterofilia ma perché è così che li trovereste) vi renderete presto conto che lo stile che va per la maggiore, e che cerco di studiare sia nella realizzazione dello scatto ma anche e soprattutto nella postproduzione, è lontano anni luce da quello che mediamente viene prodotto nel Belpaese. Ci vorrà del tempo, certo, ma intanto chi mette anima e corpo in quel che fa studia e cerca di condividere questa visione del bello con i futuri sposi. 

Un altro aspetto per me fondamentale è curare i rapporti con i fornitori, specialmente quelli propri, ovvero quelli che daranno poi forma alle nostre foto. Per la realizzazione di album e fotolibri mi sono da sempre affidato all’azienda che io reputo la migliore in assoluto, tanto per la qualità dei prodotti (rigorosamente creati a mano in Italia), quanto per l’assistenza alla vendita che - badate bene - non è affatto cosa da poco. È un po’ come quando si entra nel (magico) mondo Apple e Mac: è vero (e nemmeno poi tanto) che i computer della mela sono mediamente più costosi, ma l’assistenza Apple non teme davvero rivali. Ve lo confermerà chiunque abbia avuto a che fare con il genius bar. Allo stesso modo Graphistudio e i suoi tecnici offrono sempre il massimo in termini di materiali, allestimenti, stampa e assistenza. Ho da poco ricevuto il nuovo campionario (a proposito di investimenti in formazione ma non solo) e vi posso garantire che le finiture che possiamo offrire quest’anno sono assolutamente incredibili. E anche questo rientra ampiamente nelle mie attività invernali: ricevere i futuri sposi in studio e scegliere assieme il tipo di allestimento che ospiterà le loro foto, i materiali ed eventuali nobilitazioni.

Tanto del tempo a disposizione, poi, lo fagocitano le nuove tecnologie, che devono essere conosciute per poter essere correttamente sfruttate sul campo. Sorvolando su noiosi tecnicismi che interessano solo noi feticisti degli ISO, vi posso garantire, per esempio, che entrare nel mondo dei droni - come ho di recente fatto io - è un po’ come mettere piede al Korova Milk Bar e tracannarsi una pinta di lattepiù: la fotografia è già di per sé argomento non facile, se poi lo si fa guardando il mondo da un oblò, le cose da imparare si moltiplicano esponenzialmente.

Insomma, da fare ce n’è, e non possiamo di certo permetterci di dormire sugli allori anche perché poi la neve si scioglie, le temperature si fanno più miti, i germogli crescono sugli alberi e noi dobbiamo essere pronti, ché poi arriva il ranger Smith.

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