#clicepoi?

Oggi mi piace spiegarvi cosa succede alle foto dopo il servizio, illustrare - dunque - qual è il mio personale workflow, dal momento che ognuno ha le proprie manie, le proprie prassi e si trova bene con quelle. Cominciamo col dire che, appunto, non c’è una regola aurea da seguire, se non quella della sicurezza dei dati che, a prescindere da qualsiasi evento climatico, catastrofico, pandemico et similia vanno preservati a costo della propria vita.

Qualunque sia l’orario in cui torno stancamente a casa (cosa che generalmente non succede prima delle 2/3 di notte) appena sfilata giacca e tracolle si parte con il primo backup dei dati, quello più lungo, quello dei file raw. Grazie al nuovo sistema della Western Digital My Passport Wireless Pro da quest’anno la prima copia la farò direttamente sulla strada del ritorno. Questo particolare hard disk, infatti, consente di bakuppare SD e altri tipi di schede (comprese le XQD della D850) senza l’utilizzo di un computer e questo si trasforma in un’incredibile risparmio di tempo una volta arrivati a casa.

Come la stragrande maggioranza dei colleghi, le mie due macchine fotografiche vengono entrambe settate per registrare due files dello stesso scatto, un jpg fine e - appunto - un raw. Questi ultimi sono molto pesanti e per non rallentare la copia e per evitare errori di scrittura, non copio jpg e raw contemporaneamente. Passo quindi alla copia di tutti i jpg su un altro hard disk che contiene unicamente i jpg di tutti i servizi dell’anno.

A questo punto dovrei avere una copia completa dei raw (quella fatta sul Wireless Pro) e una dei jpg. Si procede quindi a una seconda copia su un terzo hard disk dei files raw che saranno archiviati come ultimo baluardo contro ogni evento catastrofico. L’insieme di queste operazioni, generalmente, non dura meno di un’oretta e vi garantisco che quando si hanno a disposizione poche ore di sonno per recuperare in vista del servizio successivo (se il caso avesse voluto che gli impegni dei servizi matrimoniali vi portino a un sabato sera/domenica mattina) poter avvantaggiarsi anche di poco è vitale. 

Il workflow più strettamente legato alla selezione e alla successiva post produzione delle foto, invece, è decisamente più rilassato. Mediamente tra primo e secondo fotografo per ogni servizio fotografico di matrimonio portiamo a casa dai 1500 ai 2000 scatti: con Adobe Bridge (so che in molti mal lo digeriscono ma io mi ci trovo sempre comodo) viene effettuata una prima selezione delle foto da scartare e successivamente seleziono personalmente le foto migliori che andranno poi al vaglio degli sposi. Diciamo che anche qui, complessivamente ci si attesta attorno ai 4/500 scatti. Tra questi selezioniamo assieme agli sposi quelli che finiranno sull’album e che verranno quindi post prodotti.

Adobe Bridge

A questo proposito c’è da svelare un piccolo segreto: essendo un fotografo di reportage di matrimonio e volendo fortemente seguire lo storytelling - anche e soprattutto sul prodotto finito (che di fatto è poi l’album stampato) - diciamo che gli sposi vengono sempre accompagnati verso quella che è la mia visione dell’impaginato e, quindi, del tipo di racconto della loro storia. D’altra parte credo che nessuno andrebbe da Oldani e gli chiederebbe di servirgli gli ingredienti perché siano poi cucinati e impiattati dai commensali.

A questo punto ci ritroviamo con una media di 120/150 scatti pronti per la post produzione. Io generalmente suddivido ogni servizio fotografico di matrimonio in 5 fasi: preparazione sposo, preparazione sposa, funzione, esterne e ricevimento. Per ognuna di queste scelgo un mood e un color grading che sia coerente con il tipo di matrimonio, di location, di sposi e si parte con il lavoro di cesello che - devo ammettere - forse per la mia formazione di grafico e di colorista, mi piace tanto quanto quello di scatto.

Ovviamente il tutto avviene saltando tra Bridge e Photoshop. Per quest’ultima fase recentemente mi sono affidato a un gioiello della tecnologia, la console Loupedeck CT, la cui programmazione prevede una laurea con lode al MIT, ma che come tutte le periferiche di nuova concezione richiede un po’ di pratica (pensate a quando la Wacom ha cominciato la produzione delle prime tavolette grafiche e sembravamo tutti degli idioti!) per diventare poi indispensabile e insostituibile.


Dopo un periodo assolutamente variabile (che va dai pochi giorni a settimane, a seconda degli impegni per i servizi) le foto sono pronte per essere impaginate.
Come certamente avrete già visto sul sito io mi affido da sempre ai ragazzi di Graphistudio per la realizzazione dei prodotti stampati: qualità impeccabile, assistenza puntuale e precisa e una gamma di prodotti infinita. Ho da poco scoperto un software che con Graphistudio è in un certo senso partner e che spero mi aiuterà a velocizzare la fase di impaginazione e di proofing con gli sposi. Finché non lo avrò testato non posso di fatto inserirlo nel workflow, ma credo si renderà anch’esso indispensabile. Il programma in questione è Fundy Designer e stiamo già facendo amicizia. 

Fundy Designer Suite v10

Una volta pronto l’impaginato e vagliato dagli sposi, ai quali lasciamo sempre qualche margine di modifica, l’album è pronto per andare in stampa.


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