#cosìlofaccioio

Sebbene sia sempre esistita come corrente, quella del fotoreportage di matrimonio è una richiesta, complice anche la maggior visibilità di fotografi esteri, che sempre più spesso ci viene fatta in fase di appuntamento. Sicuramente il reportage di matrimonio si è fatto spazio nel mare magnum dei tanti stili fotografici grazie alla sua capacità di raccontare la realtà, senza per questo depauperare l’aspetto artistico della foto. Anzi, molte coppie apprezzano assolutamente di più una foto magari non tecnicamente perfetta ma che porti con sé l’animus del momento, che sia vero ricordo. 
E su questo fondamentale aspetto ho portato avanti il mio lavoro, il mio studio e ho seguito con attenzione colleghi più bravi di me che di questo stile hanno fatto la loro cifra stilistica. 

Anni fa feci un colloquio lavorativo con un collega dei Castelli Romani, del quale tacerò il nome per decenza, e che mi chiese con tono vagamente accusatorio come mai non usassi il flash. Io risposi che non mi piace la resa e che anche concettualmente il flash dura una frazione di secondo, creando obbligatoriamente una realtà forzata di quella stessa frazione. Dubito profondamente che il collega in questione avesse colto l’aspetto vagamente filosofico della mia obiezione, ma tant’è. Ovviamente non ho mai lavorato con lui né ne ho mai apprezzato lo stile (che di fatto è ciò che più lontano ci sia dai reportage matrimoniali) e se oggi mi si chiede conto di questo mio vezzo, di questa mia mancanza rispondo con ancor maggior convinzione che lavorare con luce naturale (entro i limiti che la tecnologia attuale ci sta offrendo) ha tutto un altro sapore, per me e per le coppie che decidono di affidarmi il servizio fotografico delle loro nozze.

Reportage di matrimonio non significa arrogarsi l’attenuante di realizzare un prodotto scadente in suo nome, ma - al contrario - dimostrare le proprie capacità tecniche e umane a molte persone che affidano alle nostre mani uno dei giorni più importanti della loro storia d’amore. Ecco, io lo faccio così: sapendo di avere una grandissima responsabilità e di dover produrre ottime immagini che per gli sposi saranno quel vero ricordo di cui parlavo - pensate un po’! - anche senza flash. 

Per cui, viva i reportage matrimoniali, quelli belli, quelli fatti per bene e col cuore, ché tanto poi - lo sappiamo - sull’album ci finiscono sempre i posati e che i divani in verticale e le sedie in mezzo al mare della Costiera ce li poteva mettere solo il compianto maestro Pipolo.

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