#mazinga

Diversi anni fa, quando il mercato offriva agli occhi increduli di noi fotografi il primo modello valido di mirrorless full frame (una Sony, manco a dirlo!) andai in un famoso negozio di Roma che periodicamente organizza delle giornate dimostrative per toccare con mano e vedere con occhio questo prodigio della tecnologia. In realtà all’epoca la cosa che mi convinse meno fu il notevole lag di cui il mirino soffriva, almeno all’epoca. Per i non addetti ai lavori, cerco di spiegare in due righe di che si tratta: come il nome suggerisce, le reflex proiettano grazie a uno specchio e a un prisma l’immagine che la lente sta inquadrando direttamente dove il fotografo poggia l’occhio. Si vede, dunque, esattamente ciò che la lente sta inquadrando. Nelle macchine mirrorless, ovvero senza specchio, il sensore registra in diretta e costantemente l’immagine che la lente gli invia e la gira a un altro piccolo monitor posto nel mirino, dove il fotografo poggia l’occhio. Purtroppo all’epoca, appunto, avevo notato che muovendo la fotocamera nemmeno troppo rapidamente, l’immagine riprodotta nel mirino digitale arrivava con un minimo ritardo.

Quando il mercato ha portato tutti i produttori di macchine fotografiche a misurarsi con questa nuova tecnologia è stato naturale testare la serie Z di Nikon, un po’ perché il marchio è da sempre per me simbolo di garanzia, un po’ perché ho tutte ottiche professionali e un po’ perché il mio collega e amico Federico l’aveva acquistata appena uscita e ho potuto immediatamente andare a controllare quello che anni prima mi aveva deluso: con quella che potremmo definire splendida incredulità notai da subito che quel ritardo di movimento era magicamente sparito, forse e soprattutto perché Nikon era rimasta sì alla finestra a vedere l’evoluzione delle mirrorless, ma lo aveva fatto affilando le lame con la pazienza di un ronin solitario. 

Reputando quindi i tantissimi vantaggi di questa tecnologia assolutamente predominanti rispetto ai (pochi) svantaggi, ho deciso di sostituire entrambi i corpi macchina reflex per acquistare una coppia di Z6. La scelta del duo non è casuale né tantomeno ingiustificata: per quanto spiegato sommariamente sopra, infatti, è facile capire anche per chi non è fotografo o da chi ha anche solo una volta imbracciato una reflex, che pur sbagliando clamorosamente l’esposizione di una foto, l’occhio poggiato su un mirino ottico restituirà sempre e comunque una corretta esposizione in quanto è l’occhio a compensare. Ci si accorgerà dell’eventuale errore solo rivedendo poi lo scatto. Questo, con le mirrorless viene assolutamente bypassato a piè pari in quanto ciò che l’occhio vede è, in realtà, ciò che sta vedendo il sensore. Detto in parole povere, vediamo la foto come verrà. Usando due corpi, uno mirrorless e uno reflex, tuttavia, è facile cadere nell’errore di dare per buono lo scatto sempre e comunque e magari prestare poca attenzione all’esposimetro, con conseguenze non sempre felici. Capite bene che per chi si occupa di fotografia di eventi, che è per sua stessa definizione non replicabile, è impagabile e  prevedere il futuro è una cosa dai superpoteri, come quelli di Mazinga. Mazinga Zeta.

Alcuni scatti di test con la nuova Nikon Z6 realizzati con la mia splendida amica Alice

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