#nonescludoilritorno

Nadiezka, dalla Russia con splendore

Era il 12 maggio 2018 e sulla mia pagina facebook annunciavo con non poca mestizia la mia intenzione di abbandonare la fotografia, complice sì una crisi da foglio bianco ma anche e soprattutto una sorta di disamoramento causato dalla banalità e dalle brutture del mondo fotografico. Scrivevo così:

Sono stato un bravo fotografo. Permettetemi l’immodestia, ma credo di essere riuscito, nella mia non lunghissima carriera, a produrre immagini apprezzabili e, salvo alcuni scivoloni della prim’ora, lontane dalla banalità imperante: non ho mai usato balle di fieno, non ho mai fatto infilare lo slip nel tacco 17 di un plateau vertiginoso, non ho mai chiesto alla modella di ammiccare, di guardarmi come se mi desiderasse e non ho mai scattato alle cascate di Monte Gelato. Credo che già questo basterebbe a contraddistinguermi dai più.

Gi

Jessica. E basta.

Sono stato un bravo fotografo e alcuni miei seppur intimi risultati lo testimoniano. Ma non è bastato. Ho raggiunto un punto in cui ho dovuto fare una scelta per la mia vita, una scelta a lungo termine, una scelta che coinvolgesse anche la mia famiglia e questa scelta non ha potuto seguire la linea del cuore. Mi sta bene, tornerò a poter scattare fotografie solo quando mi va e se mi andrà, però lasciatemi dire una cosa: voi che aspettate la mietitura per le rotoballe, voi che fate infilare il perizoma nanometrico nel tacco 17 di un plateau vertiginoso, voi che se la modella non fuma non è una foto, voi che scattate da fieri membri di un plotone di esecuzione fotografico, voi che dite al soggetto “muoviti come vuoi, fai tu”, voi che commentate foto orrende di soggetti altrettanto discutibili nella speranza di una risposta, voi siete il male di quella che definite la vostra passione. Se non avete il coraggio e la forza di evolvere, abbiate un po’ di pietà. Lo dico per le generazioni future.
Sono stato un bravo fotografo, ma non è servito.

FabioFa

Karry

Michela

Si trattava evidentemente di uno sfogo intimo e che purtroppo per parecchio tempo ha dettato la linea della mia attività lavorativa, ma poi è successo qualcosa. Qualcosa che ahimè mi ha portato ad allontanarmi dalla mia primissima passione, ovvero i ritratti, ma che allo stesso tempo ha cementato in me la convinzione di poter portare quello stesso entusiasmo nella fotografia di matrimonio. 

All’epoca del post avevo ricevuto molti attestati di stima, alcuni inaspettati, altri - lo dico ancora oggi con un pizzico di rammarico - me li aspettavo ma non sono arrivati, ed ero veramente deciso a mollare tutto per non dover affrontare la fatica di trovare un appiglio che mi desse nuovo slancio e che, zaino in spalla, mi inducesse a rimettermi in discussione da (quasi) zero, dal momento che già da svariati anni mi dedicavo alla fotografia di matrimonio ma avrebbe avuto senso e sarei rinato dalle ceneri solo dimostrando uno spirito e un’ottica assolutamente nuovi. 

Poco a poco, quindi, soprattutto studiando tanto e circondandomi di persone valide e stimolanti ho trovato la mia dimensione e sebbene rivedendo le foto sono spinto sempre da un prepotente spirito di autocritica che mi porta - spero - a migliorarmi, ho capito che in fondo sarebbe stato uno spreco gettare alle ortiche tante ore investite a volte anche facendo foto discutibili.
L’importante è capirlo e raddrizzare il timone.
Tutto il resto è noia.


il Sindaco, Mauro Fagiani

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