#oneshot

Simon, il Maestro & me

Una tra le tante paure che ho dovuto imparare ad affrontare quando ho deciso di intraprendere questo mestiere è quella dell’irripetibilità dell’istante. Che, detta così, sembra più un postulato del possibilismo teoretico avanguardista, ma che - in realtà - altro non è  se non la consapevolezza che se toppi, non puoi tornare indietro. Perché, ammettiamolo, tanti colleghi fotografi, soprattutto quelli che lavorano in studio o nell’adv e per certi versi anche chi si occupa di moda, possono ripetere lo scatto quante volte desiderano, entro i limiti imposti dalla decenza umana o dalla pazienza del soggetto e a volte del committente che pretende di presenziare allo shooting. Per chi si occupa di sport e di live il discorso si complica, per diventare praticamente fobia - almeno per chi è alle prime armi - nel caso della fotografia di cerimonia. Certo, l’esperienza e la fiducia in sé stessi e nella propria attrezzatura alleviano i sintomi di questo soffocante stato ansioso, ma non l’annullano mai del tutto e per fortuna resta, almeno a me e da sempre, una sorta di ansia da prestazione che mi fa tenere altissimo il livello dell’attenzione.

improvviso flash mob degli invitati

Essere consapevoli che ci sono momenti che semplicemente non si possono perdere e/o non si possono fotografare male fa un po’ l’effetto che fanno i sali sotto il naso dei pesisti olimpici: una sferzata in pieno encefalo che ci tiene desti e allerta. Imparare a gestire tutto questo, però, non è affatto scontato né semplice e si acquisisce una certa dimestichezza solo con l’esperienza e, dunque, fotografando tanti, tantissimi matrimoni e incappando in situazioni limite che mettono alla prova i nostri nervi.
Come vi sentireste a lavorare con un operatore video che a un certo punto - supponiamo - vedete sbiancare e cominciare a sudare freddo nonostante la calura ferragostana, perché si è perso lo scambio delle fedi costringendo i neo sposini a un retake a cerimonia terminata?
E se vi trovaste assieme ai vostri colleghi davanti al cancello di una villa sull’Appia desolatamente chiuso a causa di una dimenticanza dei proprietari con la sposa in lacrime e in preda a una crisi di nervi che non sapete se riuscirete a contenere?

Ma potreste anche imbattervi in sedicenti musicisti che provano a fare fagotto per non entrare in extra-time rischiando di mollare gli sposi senza primo ballo…

Sono tutte situazioni che si imparano a gestire con l’esperienza e, a volte, con il buon senso ma che possono realmente far precipitare le cose e mandare a monte un servizio fotografico di matrimonio. Quando ci vedete con due macchine fotografiche al collo armati come il miglior Silvester Stallone e ci sentite smitragliare come i paparazzi davanti al topless involontario della meteorina dell’estate, spesso non lo facciamo per una volgare dimostrazione di prepotenza tecnologica ma perché saper e poter affrontare ogni possibile evenienza è sintomo di professionalità, ancor più se chi si trova a stare davanti ai nostri obiettivi non si accorge né si deve mai accorgere dell’imminente catastrofe.

spose pignole

Insomma: ecco spiegato perché noi fotografi di matrimonio sembriamo sempre provati da una maratona nel deserto del Mojave e affrontiamo torridi week-end a colpi di gatorade e redbull. Perché sappiamo che abbiamo sempre e solo oneshot.

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