#amoreaprimavista

La scelta del fotografo per il proprio servizio matrimoniale è cosa importante. Lo è in maniera direttamente proporzionale alla gelosia con cui vorrete custodire il ricordo di un giorno per definizione speciale. Sebbene, ahimè, spesso accada che per i più disparati motivi la coppia che è in cerca del fotografo inizi un’asta al ribasso che non porterà a nulla di buono, nella maggior parte dei casi le coppie che si rivolgono a noi lo fanno proprio perché richiamate dal nostro stile e perché quello stile vogliono dare al loro matrimonio. 

Mariti e mogli che ho avuto il privilegio di raccontare possono testimoniare che il mio modo di programmare il servizio fotografico e l’attenzione che metto nel prepararmi a quel giorno rasenta la maniacalità, ma credo che in fondo ci scelgano anche per questo. Sì, perché tra i futuri sposi e il fotografo la scintilla scatta o non scatta, c’è poco da fare; e maggiore è la capacità del primo di intercettare i bisogni dei secondi, maggiore sarà la probabilità che tra i tre nasca - come ci succede sempre - anche una bella amicizia. 

Se è vero che per noi ricevere un incarico è un privilegio (che porta con sé anche tante, tantissime responsabilità), è anche vero che gli sposi non possono e non devono basarsi unicamente sul portfolio che gli viene mostrato in fase di appuntamento. Parliamoci chiaro: nessuno sarebbe tanto sciocco da inserire tra i propri scatti migliori qualcosa di poco coinvolgente e tutti sappiamo che le foto mostrate alle coppie sono una selezione, una sorta di top ten. Ed è quei che - a parte lo stile che ovviamente diamo per scontato sia di loro gradimento - subentra l’empatia, quella - appunto - che fa scattare la scintilla. 

Come per tutti gli altri fornitori, dal catering ai fiori, dall’abito alle partecipazioni, anche la scelta del fotografo deve sottostare a una disponibilità economica che va certamente valutata, ma mi preme sottolineare quanto possa essere pericoloso, appunto, giocare a quell’asta al ribasso più volte citata in questo blog: nel mio studio campeggiava un poster che recitava: se pensi  che un professionista ti costi troppo è perché non sai quanto ti costerà alla fine un incompetente. Per questo, passata la prima scrematura della vasta gamma di fotografi che già i social mettono a disposizione delle coppie, è vitale incontrarsi, parlare, capirsi, arrabbiarsi, chiarirsi e poi parlarsi ancora. Parafrasando quel vecchio volpone di Settimio, ”bisogna fotografare ciò che si conosce”, e per come concepisco io la fotografia in generale e quella di matrimonio in particolare, è importante sapere che quando suonerò al citofono degli sposi il giorno delle nozze non dicano ”E’ arrivato il fotografo!” ma ”E’ arrivato Paolo!”.
Tra noi, insomma, sarà amore a prima vista.

abnegazione

home


leggi anche:


#clicepoi?

Oggi mi piace spiegarvi cosa succede alle foto dopo il servizio, illustrare - dunque - qual è il mio personale workflow, dal momento che ognuno ha le proprie manie, le proprie prassi e si trova bene con quelle. Cominciamo col dire che, appunto, non c’è una regola aurea da seguire, se non quella della sicurezza dei dati che, a prescindere da qualsiasi evento climatico, catastrofico, pandemico et similia vanno preservati a costo della propria vita.

Qualunque sia l’orario in cui torno stancamente a casa (cosa che generalmente non succede prima delle 2/3 di notte) appena sfilata giacca e tracolle si parte con il primo backup dei dati, quello più lungo, quello dei file raw. Grazie al nuovo sistema della Western Digital My Passport Wireless Pro da quest’anno la prima copia la farò direttamente sulla strada del ritorno. Questo particolare hard disk, infatti, consente di bakuppare SD e altri tipi di schede (comprese le XQD della D850) senza l’utilizzo di un computer e questo si trasforma in un’incredibile risparmio di tempo una volta arrivati a casa.

Come la stragrande maggioranza dei colleghi, le mie due macchine fotografiche vengono entrambe settate per registrare due files dello stesso scatto, un jpg fine e - appunto - un raw. Questi ultimi sono molto pesanti e per non rallentare la copia e per evitare errori di scrittura, non copio jpg e raw contemporaneamente. Passo quindi alla copia di tutti i jpg su un altro hard disk che contiene unicamente i jpg di tutti i servizi dell’anno.

A questo punto dovrei avere una copia completa dei raw (quella fatta sul Wireless Pro) e una dei jpg. Si procede quindi a una seconda copia su un terzo hard disk dei files raw che saranno archiviati come ultimo baluardo contro ogni evento catastrofico. L’insieme di queste operazioni, generalmente, non dura meno di un’oretta e vi garantisco che quando si hanno a disposizione poche ore di sonno per recuperare in vista del servizio successivo (se il caso avesse voluto che gli impegni dei servizi matrimoniali vi portino a un sabato sera/domenica mattina) poter avvantaggiarsi anche di poco è vitale. 

Il workflow più strettamente legato alla selezione e alla successiva post produzione delle foto, invece, è decisamente più rilassato. Mediamente tra primo e secondo fotografo per ogni servizio fotografico di matrimonio portiamo a casa dai 1500 ai 2000 scatti: con Adobe Bridge (so che in molti mal lo digeriscono ma io mi ci trovo sempre comodo) viene effettuata una prima selezione delle foto da scartare e successivamente seleziono personalmente le foto migliori che andranno poi al vaglio degli sposi. Diciamo che anche qui, complessivamente ci si attesta attorno ai 4/500 scatti. Tra questi selezioniamo assieme agli sposi quelli che finiranno sull’album e che verranno quindi post prodotti.

Adobe Bridge

A questo proposito c’è da svelare un piccolo segreto: essendo un fotografo di reportage di matrimonio e volendo fortemente seguire lo storytelling - anche e soprattutto sul prodotto finito (che di fatto è poi l’album stampato) - diciamo che gli sposi vengono sempre accompagnati verso quella che è la mia visione dell’impaginato e, quindi, del tipo di racconto della loro storia. D’altra parte credo che nessuno andrebbe da Oldani e gli chiederebbe di servirgli gli ingredienti perché siano poi cucinati e impiattati dai commensali.

A questo punto ci ritroviamo con una media di 120/150 scatti pronti per la post produzione. Io generalmente suddivido ogni servizio fotografico di matrimonio in 5 fasi: preparazione sposo, preparazione sposa, funzione, esterne e ricevimento. Per ognuna di queste scelgo un mood e un color grading che sia coerente con il tipo di matrimonio, di location, di sposi e si parte con il lavoro di cesello che - devo ammettere - forse per la mia formazione di grafico e di colorista, mi piace tanto quanto quello di scatto.

Ovviamente il tutto avviene saltando tra Bridge e Photoshop. Per quest’ultima fase recentemente mi sono affidato a un gioiello della tecnologia, la console Loupedeck CT, la cui programmazione prevede una laurea con lode al MIT, ma che come tutte le periferiche di nuova concezione richiede un po’ di pratica (pensate a quando la Wacom ha cominciato la produzione delle prime tavolette grafiche e sembravamo tutti degli idioti!) per diventare poi indispensabile e insostituibile.


Dopo un periodo assolutamente variabile (che va dai pochi giorni a settimane, a seconda degli impegni per i servizi) le foto sono pronte per essere impaginate.
Come certamente avrete già visto sul sito io mi affido da sempre ai ragazzi di Graphistudio per la realizzazione dei prodotti stampati: qualità impeccabile, assistenza puntuale e precisa e una gamma di prodotti infinita. Ho da poco scoperto un software che con Graphistudio è in un certo senso partner e che spero mi aiuterà a velocizzare la fase di impaginazione e di proofing con gli sposi. Finché non lo avrò testato non posso di fatto inserirlo nel workflow, ma credo si renderà anch’esso indispensabile. Il programma in questione è Fundy Designer e stiamo già facendo amicizia. 

Fundy Designer Suite v10

Una volta pronto l’impaginato e vagliato dagli sposi, ai quali lasciamo sempre qualche margine di modifica, l’album è pronto per andare in stampa.


home


leggi anche:


#marypoppins

Seguendo pedissequamente il leitmotiv di questa rubrica, ossia Un giorno con me, ho pensato potesse essere interessante per i più curiosi e per i feticisti del diaframma dare una sbirciatina nelle borse (che definire tali è quantomeno riduttivo) che porto con me a ogni servizio fotografico di matrimonio. Troverete sostanzialmente due sezioni, essendomi da non molto affacciato anche al mondo dei droni, con altrettanti dettagli e specifiche.
Una prima precisazione va fatta proprio riguardo il tipo di zaino/borsa che è necessario utilizzare quando l’insieme dell’attrezzatura che bisogna portarsi appresso sfiora i 12 kg. Dopo innumerevoli acquisti sbagliati e prove dispendiose, nonostante il mio livello di allenamento sia piuttosto buono per affrontare le 13/14 ore di servizio, ho optato con somma gioia mia e della mia schiena per un trolley convertibile in zaino molto capiente, uno dei più grandi, che in una configurazione interna che è al vaglio degli ingegneri del MIT, mi consente di portare una macchina con obiettivo montato fino al 70-200, secondo corpo e relativi obiettivi, oltre ai paraluce e qualche altro accessorio. La possibilità di poter inserire una macchina completa non è cosa da poco per chi ha i minuti sempre contati e risparmiarsi di dover staccare continuamente la lente previene anche drammatiche infiltrazioni di polvere e corpi estranei. Il trolley in questione è il Pro Runner X450 AW II della Lowepro: il prezzo giustificherebbe anche un logo Louis Vuitton, ma è la spesa definitiva.

Apriamo quindi il vaso di Pandora e vediamo cosa contiene questo zainointerspazialegalattico. In rigoroso ordine di apparizione:

  • Nikon D850
  • Nikon 70-200 F2.8 VR
  • Nikon 16-35 F4 VR
  • Sigma 35 F1.4 Art
  • Custodia JJC per SD e XQD
  • Flash Neewer NW910
  • Nikon D810
  • Nikon 28-70 F2.8
  • Tamron 85 F1.8 VC Usd
  • Diffusore Gary Fong

Ahimè assai più scarno lo zaino che ospita il mio drone, per questioni - diciamo così - di giovinezza. Vediamo cosa c’è all’interno del Case logic Kontrast Kdb 101 Pro:


  • Dji Mavic 2 Zoom
  • Set filtri ND Pgytech
  • Custodia rigida Pgytech
  • n. 4 Radio Retevis

Una piccola curiosità: la radio. Da quando ne ho introdotto l’uso con la mia equipe non possiamo farne a meno, specie quando in chiesa bisogna comunicare a distanza ed evitare di sbracciarsi come Ace Ventura è sempre preferibile. Ma anche in location, per esempio, per dialogare con l’operatore drone che ha - ovviamente - le mani occupate sugli stick.

Come potete notare, dunque, tanta attrezzatura, decisamente costosa, che già da sola giustificherebbe una scorta armata ma che noi fotografi di matrimonio portiamo con imbarazzante disinvoltura su e giù dalle auto martellate dal sole estivo, rincorrendo il giusto spiraglio di sole o caricandocela in spalla mentre ci dirigiamo verso spiagge non sempre tropicali. Vi potrà sembrare un’esagerazione, ma vi assicuro che non lo è: fare il fotografo di matrimonio richiede anche un’ottima forma fisica e quando i servizi sono magari a poche ore di distanza l’uno dall’altro e il tempo di riposare è poco, avere la giusta attrezzatura e i giusti aiuti può fare la differenza. 

A breve seguirà un nuovo post sul mio workflow, aspetto altrettanto determinante sia per fare lo cose per bene ma per farle anche nel minor tempo possibile e, soprattutto, nella massima sicurezza in termini di custodia dei dati. Anche lì avrete belle sorprese tecnologiche applicate alla fotografia.
Stay tuned…

home


leggi anche:

Using Format