#evisserofeliciecontenti

Nello scorso articolo avevo evidenziato quanto avessi puntato e quanto ci sarebbe ancora da puntare su una location come quella di Palazzo Chigi a Formello, a pochi chilometri a Nord di Roma. Rimandandovi a quel post (se ancora non lo aveste letto, dategli la precedenza) per la spiegazione di un nome tanto altisonante, è interessante qui raccontarvi perché questo palazzo racchiude in sé tutte le particolarità che contribuiscono a rendere magico un evento tanto importante come il matrimonio. 

Dal grande portone si accede, dopo una brevissima scalinata ad ampi gradoni, a un grande chiostro il cui perimetro porticato ospita alcuni pezzi di archeologia. Questo spazio, che risulta per altro quasi sempre in ombra grazie alle mura del palazzo stesso, permette di allestire due navate di chiavarine per un totale di circa 60 posti e un tavolo finale per l’officiante. L’ambiente risulta intimo e avvolgente nonostante si stia, di fatto, all’aperto e la quasi totale assenza di traffico (il palazzo si trova in zona ztl, ndr) permetterebbe addirittura di rinunciare a un’amplificazione del celebrante e degli sposi. Nel porticato, poi, spesso vengono ospitati i musicisti che accompagnano il rito restando al bisogno completamente invisibili agli ospiti. 

Lo stesso chiostro, come vedete nelle foto, può ospitare anche il ricevimento vero e proprio, laddove - per esempio - gli sposi decidessero di celebrare il rito religioso nell’adiacente chiesa di S. Lorenzo; ma all’interno del complesso sono presenti diverse altre soluzioni facilmente modulabili anche e soprattutto in considerazione del numero di invitati. La terrazza potrebbe essere perfetta per un brindisi dopo l’agognato o per un angolo lounge dopo la cena.

La Sala Grande può essere utilizzata come perfetto piano B qualora il tempo non fosse benevolo o, ancora, per il pranzo o la cena. Il doppio accesso, inoltre, garantisce un’agile passaggio di camerieri e maître che avrebbero spazi dedicati nelle stanze vicine. 

Palazzo Chigi è dunque una soluzione perfetta per quanti desiderano una location per matrimonio lontana dal caos di Roma ma facilmente raggiungibile, decisamente esclusiva e diversa da quella che è l’attuale offerta sulla Capitale. Esclusiva perché - diciamoci la verità - quanti di voi non vorrebbero sposarsi in un palazzo del ‘600, circondati da un museo, da reperti archeologici di grande valore e da sale affrescate? Noi ci crediamo e ci abbiamo creduto, e tutti gli sposi che abbiamo accompagnato vissero felici e contenti.


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#c’eraunavolta

Tra i tanti pregi di vivere in un piccolo comune a due passi a Nord di Roma, c’è quello - assolutamente non scontato - di potersi confrontare con l’amministrazione comunale e con i suoi assessori in maniera cordiale e diretta. Quando qualche anno fa decisi di aprire un piccolo studio fotografico dove accogliere le coppie di futuri sposi, dunque, vidi da subito la grandissima potenzialità di Palazzo Chigi, non il ben più noto edificio che a Roma ospita il Governo della Repubblica, ma un palazzo storico frutto di una serie di fasi di costruzione iniziate dal XII secolo fino ai nostri giorni. Nella seconda metà del XV secolo gli Orsini decisero di trasformare l’edificio di difesa in una residenza signorile e nel 1661 - acquisito dalla famiglia Chigi, appunto - venne realizzato l’Appartamento Novo del Cardinal Flavio Chigi, nipote di papa Alessandro VII.

Lasciando a sedi più appropriate la storia dell’affascinante palazzo formellese, sta di fatto che aprire uno ufficio, per altro decisamente particolare e accogliente, davanti alla sede comunale in cui si possono celebrare riti civili di un certo tenore era una mossa da scacco matto e la possibilità, appunto, di avere un rapporto diretto con l’assessore alla Cultura, piuttosto che con il Sindaco e con tutte quelle figure che direttamente o indirettamente sono coinvolte quando si organizza un matrimonio, è fondamentale.
Certo, la location andava gestita e lanciata come se nessuno vi avesse mai messo piede, almeno non per l’organizzazione di eventi, e per questo mi ero consociato con una ragazza che poi è diventata anche una cara amica e che ha da sempre lavorato nel campo degli eventi. Con Laura avevamo messo in piedi un team di professionisti e cercavamo di dare un’identità molto ben definita a una location per matrimoni a Roma Nord che trovasse nella unicità la propria cifra stilistica. E questo, a Palazzo Chigi, sarebbe stato assolutamente possibile ancorché inevitabile.

Particolare di allestimento Sala Grande, Palazzo Chigi, Formello

All’epoca, infatti, oltre alla biblioteca comunale, il palazzo ospitava L’ostello Maripara, più volte riconosciuto come ostello più bello di tutta la Via Francigena (e vorrei vedere! - direte voi - dentro un palazzo del ‘600!) e il Mav, il Museo dell’agro veientano. Ad oggi, purtroppo, oltre al mio studio non c’è più l’ostello (se non in forma assolutamente ingestita e ingestibile) e non c’è nemmeno una figura di riferimento che possa accompagnare eventuali coppie di sposi nell’organizzazione e nell’iter burocratico necessario alla prenotazione dei locali di Palazzo Chigi. È un vero peccato, perché come potrete vedere dalle immagini, gli spazi permettono sia di allestire raffinati riti civili con più soluzioni - sia in interno che nello splendido chiostro - ma l’ampia superficie consente anche di ospitare fino a 50-60 invitati per il ricevimento con plance da 8-10 commensali, piuttosto che allestimenti di tavoli imperiali come tanto apprezzato nei paesi anglosassoni. 

Insomma, nel piccolo paese di Formello, a 10 chilometri a Nord di Roma, c’è una perfetta location per riti civili che, se allestita con gusto e perizia, può diventare un vero valore aggiunto per qualsiasi matrimonio, per un matrimonio, diciamo, da favola. E come tutte le favole, comincia con c’era una volta…

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#neimieipanni

Partenza in notturna per l’Aquila nella macchina “buco nero” di Peppuzzo

Apro il baule della macchina, immancabilmente parcheggiata sotto raggiultragammasincrotronici di un sole agostiano impietoso di chi è costretto a lasciare la frescura domestica alle 14. Rapido check dell’attrezzatura: le macchine ci sono, le batterie sono cariche, le schede formattate, i sali e l’acqua ok, outfit impeccabile nonostante la previsione di copiose sudate. Si parte!

Navigatore impostato per una destinazione che - il caso o Murphy e la sua legge dovranno prima o poi spiegarmelo - non è mai entro i 30 chilometri; pare che la gente si sposi sempre lontano da dove si abita, che sia Roma Nord, come nel mio caso, o a Piramide! Nel tragitto si ripassano mentalmente orari, scalette e accordi presi con gli sposi. Arrivo sotto casa dello sposo fresco come una rosa, con il climatizzatore dell’auto fissato a -18° consapevole che lo sbalzo e lo sforzo di caricare uno zaino da Alpino al CAR sarà una prova fisica e mentale. 

Varco la soglia assieme all’operatore video e si scorgono già in lontananza i primi cenni di implosione psicomotoria da stress pre-traumatico di parenti e - spesso - di amici. Lo sposo si aggrappa a un volto conosciuto, il mio, come un cerbiatto abbagliato dai fari di un’auto nella notte: finalmente qualcuno che può dare un senso al caos che ha rischiato di travolgerlo irrimediabilmente. Con la velocità degna di un centometrista giamaicano sgombriamo la stanza fotograficamente più adatta e procediamo alla vestizione dello sposo il cui terrore - sia detto per onore di cronaca - di doversi vestire di tutto punto un paio d’ore prima dell’uscita da casa sotto la medesima canicola con cui siamo arrivati noi, è evidente. 

Dopo un’ora scarsa abbiamo tutto il materiale necessario; ci reidratiamo all’onnipresente buffet domestico in visione del ritorno in auto e carichi come sherpa nepalesi ci dirigiamo senza temere i 40° segnati dal termometro della macchina verso la casa della sposa. 

Qui la scena è generalmente più frenetica di quella vista a casa dello sposo, ma l’arrivo del fotografo provoca nella futura sposa un sospiro di sollievo perché è pienamente consapevole che per noi il rispetto della scaletta e, quindi, dei tempi che abbiamo così meticolosamente programmato nei giorni precedenti, è determinante e finalmente c’è qualcuno che si preoccuperà se le lancette dell’orologio girano troppo rapidamente come per una novella Cenerentola. 

Franz che come un volontario di Emergency ci procura qualcosa da bere…

… e Cofano ringrazia

Benché per noi siano momenti per certi versi anche stressanti, è imperativo trasmettere a tutti, sposa in primis, grande tranquillità e rassicurare chiunque manifesti anche deboli segni di cedimento nervoso e per questo ho da sempre ritenuto - e mi sono affinato col tempo - che il fotografo di matrimonio dev’essere anche un po’ psicologo. Uno psicologo accaldato, nella maggior parte dei casi, affaticato sicuramente, ma pur sempre psicologo, anche quando - per esempio - l’amica che si improvvisa truccatrice tira una linea di eyeliner precisa come avrebbe fatto la mia compianta zia Irma, affetta da una severa forma di parkinson (che di fatto, però, le permetteva di fare una maionese buonissima!). 

Uniti come un sol uomo assieme al video operatore, ai genitori e alla sposa che è bella per definizione anche grazie a un trucco waterproof, affrontiamo l’ingresso in macchina per dirigerci verso la chiesa pensando già alla marcia a tappe forzate che ci vedrà correre come il Niki Lauda dei tempi d’oro per guadagnare quei 10 minuti necessari a parcheggiare (spesso non vicinissimo alla chiesa, per usare un eufemismo), vestire nuovamente i panni dello sherpa, raggiungere lo sposo che ci aspetta per il suo ingresso, posizionare eventuali luci e attrezzatura e finalmente, dissimulando a stento la disidratazione, siamo pronti per ricevere la sposa…


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