#labomba

Qualche anno fa, assieme a un caro collega, ci occupammo della realizzazione delle foto del campionario di abiti da sposa di un prestigioso brand internazionale. In quell’occasione, tra le tante, bellissime modelle, incontrai Barbara, una ragazza la cui simpatia è equiparabile all’indiscusso fascino e - ho scoperto col tempo - dotata di una determinazione seconda solo a quella di Martin Luther King. 

Dopo quella fruttuosa esperienza, complice quella che Foscolo chiamava corrispondenza di amorosi sensi, con Barbara è nato un rapporto artistico tanto proficuo quanto naturale. Ci siamo trovati a scattare assieme più volte, un po’ per piacere reciproco, un po’ per portfolio con risultati - permettetemi un pizzico di immodestia - decisamente apprezzabili e che potete verificare coi vostri occhi. 

Con queste premesse capirete la mia gioia quando pochi giorni fa, proprio in occasione di uno shooting, Barbara mi ha annunciato il suo prossimo matrimonio (prossimo non tanto, invero, ma con la quarantena alle spalle tutto ha assunto un valore temporale inconsueto) e la sua fermissima volontà che sia io a immortalare il suo giorno speciale. Ovviamente ho accettato con immenso piacere, sebbene il calendario del 2021 si stia riempiendo molto velocemente, e l’idea di poter progettare assieme a lei e al suo Valerio i tanti aspetti necessari alla perfetta riuscita di un servizio fotografico di matrimonio mi stimola non poco. 

Sì, perché Barbara non è solo una bellissima donna ingegnere con due lauree, ma ha una fantasia decisamente fervida che mixata con la mia predisposizione allo storytelling e a fotografare situazioni fuori del comune porterà sicuramente a qualcosa di extra-ordinario! Lo sarà, ne siamo convintissimi entrambi, perché il vestito sarà realizzato da un’idea tutta sua, perché probabilmente gli scatti non si limiteranno al solo giorno delle nozze, perché c’è buona probabilità che si finisca tutti in mare, e non al mare e perché, soprattutto, quando si conosce bene chi si ha davanti, che sia dietro all’obiettivo o meno, il servizio è indubbiamente esplosivo, un bomba, insomma.

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#amoreaprimavista

La scelta del fotografo per il proprio servizio matrimoniale è cosa importante. Lo è in maniera direttamente proporzionale alla gelosia con cui vorrete custodire il ricordo di un giorno per definizione speciale. Sebbene, ahimè, spesso accada che per i più disparati motivi la coppia che è in cerca del fotografo inizi un’asta al ribasso che non porterà a nulla di buono, nella maggior parte dei casi le coppie che si rivolgono a noi lo fanno proprio perché richiamate dal nostro stile e perché quello stile vogliono dare al loro matrimonio. 

Mariti e mogli che ho avuto il privilegio di raccontare possono testimoniare che il mio modo di programmare il servizio fotografico e l’attenzione che metto nel prepararmi a quel giorno rasenta la maniacalità, ma credo che in fondo ci scelgano anche per questo. Sì, perché tra i futuri sposi e il fotografo la scintilla scatta o non scatta, c’è poco da fare; e maggiore è la capacità del primo di intercettare i bisogni dei secondi, maggiore sarà la probabilità che tra i tre nasca - come ci succede sempre - anche una bella amicizia. 

Se è vero che per noi ricevere un incarico è un privilegio (che porta con sé anche tante, tantissime responsabilità), è anche vero che gli sposi non possono e non devono basarsi unicamente sul portfolio che gli viene mostrato in fase di appuntamento. Parliamoci chiaro: nessuno sarebbe tanto sciocco da inserire tra i propri scatti migliori qualcosa di poco coinvolgente e tutti sappiamo che le foto mostrate alle coppie sono una selezione, una sorta di top ten. Ed è quei che - a parte lo stile che ovviamente diamo per scontato sia di loro gradimento - subentra l’empatia, quella - appunto - che fa scattare la scintilla. 

Come per tutti gli altri fornitori, dal catering ai fiori, dall’abito alle partecipazioni, anche la scelta del fotografo deve sottostare a una disponibilità economica che va certamente valutata, ma mi preme sottolineare quanto possa essere pericoloso, appunto, giocare a quell’asta al ribasso più volte citata in questo blog: nel mio studio campeggiava un poster che recitava: se pensi  che un professionista ti costi troppo è perché non sai quanto ti costerà alla fine un incompetente. Per questo, passata la prima scrematura della vasta gamma di fotografi che già i social mettono a disposizione delle coppie, è vitale incontrarsi, parlare, capirsi, arrabbiarsi, chiarirsi e poi parlarsi ancora. Parafrasando quel vecchio volpone di Settimio, ”bisogna fotografare ciò che si conosce”, e per come concepisco io la fotografia in generale e quella di matrimonio in particolare, è importante sapere che quando suonerò al citofono degli sposi il giorno delle nozze non dicano ”E’ arrivato il fotografo!” ma ”E’ arrivato Paolo!”.
Tra noi, insomma, sarà amore a prima vista.

abnegazione

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#clicepoi?

Oggi mi piace spiegarvi cosa succede alle foto dopo il servizio, illustrare - dunque - qual è il mio personale workflow, dal momento che ognuno ha le proprie manie, le proprie prassi e si trova bene con quelle. Cominciamo col dire che, appunto, non c’è una regola aurea da seguire, se non quella della sicurezza dei dati che, a prescindere da qualsiasi evento climatico, catastrofico, pandemico et similia vanno preservati a costo della propria vita.

Qualunque sia l’orario in cui torno stancamente a casa (cosa che generalmente non succede prima delle 2/3 di notte) appena sfilata giacca e tracolle si parte con il primo backup dei dati, quello più lungo, quello dei file raw. Grazie al nuovo sistema della Western Digital My Passport Wireless Pro da quest’anno la prima copia la farò direttamente sulla strada del ritorno. Questo particolare hard disk, infatti, consente di bakuppare SD e altri tipi di schede (comprese le XQD della D850) senza l’utilizzo di un computer e questo si trasforma in un’incredibile risparmio di tempo una volta arrivati a casa.

Come la stragrande maggioranza dei colleghi, le mie due macchine fotografiche vengono entrambe settate per registrare due files dello stesso scatto, un jpg fine e - appunto - un raw. Questi ultimi sono molto pesanti e per non rallentare la copia e per evitare errori di scrittura, non copio jpg e raw contemporaneamente. Passo quindi alla copia di tutti i jpg su un altro hard disk che contiene unicamente i jpg di tutti i servizi dell’anno.

A questo punto dovrei avere una copia completa dei raw (quella fatta sul Wireless Pro) e una dei jpg. Si procede quindi a una seconda copia su un terzo hard disk dei files raw che saranno archiviati come ultimo baluardo contro ogni evento catastrofico. L’insieme di queste operazioni, generalmente, non dura meno di un’oretta e vi garantisco che quando si hanno a disposizione poche ore di sonno per recuperare in vista del servizio successivo (se il caso avesse voluto che gli impegni dei servizi matrimoniali vi portino a un sabato sera/domenica mattina) poter avvantaggiarsi anche di poco è vitale. 

Il workflow più strettamente legato alla selezione e alla successiva post produzione delle foto, invece, è decisamente più rilassato. Mediamente tra primo e secondo fotografo per ogni servizio fotografico di matrimonio portiamo a casa dai 1500 ai 2000 scatti: con Adobe Bridge (so che in molti mal lo digeriscono ma io mi ci trovo sempre comodo) viene effettuata una prima selezione delle foto da scartare e successivamente seleziono personalmente le foto migliori che andranno poi al vaglio degli sposi. Diciamo che anche qui, complessivamente ci si attesta attorno ai 4/500 scatti. Tra questi selezioniamo assieme agli sposi quelli che finiranno sull’album e che verranno quindi post prodotti.

Adobe Bridge

A questo proposito c’è da svelare un piccolo segreto: essendo un fotografo di reportage di matrimonio e volendo fortemente seguire lo storytelling - anche e soprattutto sul prodotto finito (che di fatto è poi l’album stampato) - diciamo che gli sposi vengono sempre accompagnati verso quella che è la mia visione dell’impaginato e, quindi, del tipo di racconto della loro storia. D’altra parte credo che nessuno andrebbe da Oldani e gli chiederebbe di servirgli gli ingredienti perché siano poi cucinati e impiattati dai commensali.

A questo punto ci ritroviamo con una media di 120/150 scatti pronti per la post produzione. Io generalmente suddivido ogni servizio fotografico di matrimonio in 5 fasi: preparazione sposo, preparazione sposa, funzione, esterne e ricevimento. Per ognuna di queste scelgo un mood e un color grading che sia coerente con il tipo di matrimonio, di location, di sposi e si parte con il lavoro di cesello che - devo ammettere - forse per la mia formazione di grafico e di colorista, mi piace tanto quanto quello di scatto.

Ovviamente il tutto avviene saltando tra Bridge e Photoshop. Per quest’ultima fase recentemente mi sono affidato a un gioiello della tecnologia, la console Loupedeck CT, la cui programmazione prevede una laurea con lode al MIT, ma che come tutte le periferiche di nuova concezione richiede un po’ di pratica (pensate a quando la Wacom ha cominciato la produzione delle prime tavolette grafiche e sembravamo tutti degli idioti!) per diventare poi indispensabile e insostituibile.


Dopo un periodo assolutamente variabile (che va dai pochi giorni a settimane, a seconda degli impegni per i servizi) le foto sono pronte per essere impaginate.
Come certamente avrete già visto sul sito io mi affido da sempre ai ragazzi di Graphistudio per la realizzazione dei prodotti stampati: qualità impeccabile, assistenza puntuale e precisa e una gamma di prodotti infinita. Ho da poco scoperto un software che con Graphistudio è in un certo senso partner e che spero mi aiuterà a velocizzare la fase di impaginazione e di proofing con gli sposi. Finché non lo avrò testato non posso di fatto inserirlo nel workflow, ma credo si renderà anch’esso indispensabile. Il programma in questione è Fundy Designer e stiamo già facendo amicizia. 

Fundy Designer Suite v10

Una volta pronto l’impaginato e vagliato dagli sposi, ai quali lasciamo sempre qualche margine di modifica, l’album è pronto per andare in stampa.


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