#icarochi?

Immagine scattata dal DJI Mavic 2 zoom

Diceva Henry Ford ”C’è vero progresso solo quando i vantaggi di una nuova tecnologia diventano per tutti.” E mai come in questi ultimi anni il digitale e tutta quella costellazione di aggeggi che riprendono e scattano in bit, sono - più o meno - alla portata di tutti. Tra questi non fanno eccezione i droni, dapprima velivoli praticamente impossibili da pilotare a meno di non essere cadetti all’Usaf, e oggi multicotteri inabbatibili grazie ai numerosi sistemi di sicurezza e sensori di cui sono equipaggiati, tanto che persino un totale neofita riesce a pilotare appena inserita la batteria.

Il passo per arrivare alle riprese di matrimonio con drone è stato brevissimo ed è ormai un optional al quale difficilmente gli sposi rinunciano e che quasi tutti gli studi offrono. Diciamoci la verità: vedere il mondo da una prospettiva insolita è veramente suggestivo e l’aspetto sempre più cinematografico verso cui tanti (tra cui noi) operatori del settore si stanno spingendo guadagna non poco dall’uso di questi velivoli per le riprese aeree.

C’è però da distinguere bene l’aspetto più strettamente tecnico da quello artistico: come posso io stesso testimoniare, effettuare delle riprese drone per un matrimonio non è in sé così complicato; lo è, invece - e  non poco, vi assicuro - dare un valore visivo, estetico, cinematografico a quel che si sta riprendendo, tenendo ovviamente in considerazione esposizione, inquadratura e montaggio finale. Per dirla a parole semplici, guidare un drone è piuttosto facile, fare belle riprese lo è molto meno.

Eccoci di nuovo, ahimè, al concetto già espresso qui per cui il possedere un utensile non ci rende automaticamente artigiani. Le recenti modifiche alla normativa che non prevede più il conseguimento di un patentino dopo un corso presso una scuola autorizzata, poi, rischiano di semplificare un po’ troppo la procedura e nonostante il test online non sia del tutto banale da superare, si presta certamente di più a possibili sotterfugi ma ci auguriamo che i controlli siano sempre costanti e mirati, anche in un’ottica di tutela di chi investe per poter lavorare a norma di legge.

Tornando all’aspetto più strettamente fotografico, è bello constatare, però, che per quanti hanno la sensibilità e l’intelligenza per avvicinarsi a un modo diverso di fare fotografia, i droni rappresentano uno strumento fondamentale per poter realizzare immagini altrimenti impossibili, eccezion fatta per quei Maestri come Massimo Sestini, che continuerà certamente a salire su elicotteri in posizioni e situazioni al limite per mostrarci spesso la disperazione umana.
Per cui, evviva i droni, evviva i video ben fatti, quelli che sembrano cortometraggi, evviva le prospettive inaspettate ma attenti a non salire troppo in alto, ché poi si rischia di bruciarsi le ali.


Due immagini scattate dal DJI Mavic 2 zoom da mio figlio Tommaso

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#andràtuttobene

L’amore al tempo del Covid non è cosa facile, almeno se riferita a chi, come noi operatori del settore, resta con il fiato sospeso non sapendo esattamente se e quali servizi saranno confermati, quanto durerà la quarantena o quali potranno essere le restrizioni da rispettare durante la stagione, ammesso che una stagione ci sarà. 
Potrebbe sembrare indelicato, e in parte è penoso anche per noi pensare a un aspetto biecamente economico sul quale questa grave infezione sta allungando i suoi tentacoli. È un fatto, però, che se molte, moltissime attività sono state messe in ginocchio già dalle prime restrizioni e tante hanno dovuto sventolare bandiera bianca anche dopo pochi giorni di inattività, il nostro settore risentirà in maniera importante degli effetti del Covid-19 solo a inizio stagione, ovvero - con buona approssimazione per tutta la categoria - da metà aprile in avanti.

Una coppia di sposi israeliani che per bypassare divieti e restrizioni, ha deciso di sposarsi in un supermercato. Un gesto simpatico, ma non troppo sensato

Al momento ho sentito diversi colleghi già colpiti da qualche defezione, da alcuni rinvii e - purtroppo - da non pochi annullamenti, specie per chi lavora con maggior frequenza con i destination wedding, con chi -sostanzialmente - viene in Italia dall’estero per sposarsi. Ovviamente non è questa la sede adatta per affrontare discorsi su competenze e ritardi nella gestione della pandemia, mi preme portare la vostra attenzione su una categoria di artigiani che potrebbe veder crollare drammaticamente il proprio fatturato annuo.

Chi si occupa e vive unicamente di fotografia di matrimonio, va da sé, sta vivendo momenti di vero terrore: la preparazione di una stagione comporta investimenti non solo in termini di tempo ma anche e soprattutto economici, basti pensare che la partecipazione a un evento del settore come può essere Roma Sposa comporta una spesa minima con tre zeri e un 3 davanti a questi. E lo si fa proprio per riempire il più possibile le date, non solo i week end, che sono storicamente quelle buone per chi si sposa. Pensate quindi che angoscia possa comportare vedersi scivolare come sabbia tra le mani un servizio dopo l’altro senza avere la certezza che verranno in qualche modo rimpiazzate, dal momento che il panico - per altro giustificato, lasciatemelo dire - sta prendendo il sopravvento e se si arriva a una scelta tanto radicale, penso sia un sentimento che vada rispettato. Aggiungiamoci anche che lo stallo generale dell’economia nazionale priverà molti di entrate sicure e sulle quali si progetta la propria vita, compreso un matrimonio e che quand’anche si dovesse riuscire a riprendere i servizi nuziali, magari lo si farà in economia, tagliando su qualche servizio.

Come noi fotografi e videomaker, immagino stiano patendo parimenti anche le location di matrimonio e i catering, che di fatto concentrano il business di un’annata in un breve ma intensissimo periodo. Ecco: avendo conosciuto tanti professionisti in questi anni e avendo con alcuni di loro stretto anche un legame d’amicizia, mi sento di essere loro vicino e di incoraggiarci a vicenda con il vecchio ma sempre attuale adagio del Corvo: non può piovere per sempre. Aggiungo io che se piove, noi la festa la facciamo dentro.


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#duepiùdue

Spesso, confrontandomi con le future coppie di sposi - tanto che abbiano già ingaggiato un fotografo quanto che siano ancora in cerca - mi capita di sentire frasi del tipo ”Io ho scelto tizio perché vengono in due” oppure ”Lo studio Tal dei Tali mi ha inserito il secondo fotografo” e via dicendo, sia che si parli di fotografi che di videomaker. Eccetto rarissimi casi di cui mi sto ancora amaramente pentendo dopo anni, e che comunque si possono contare sulla punta di due dita, non ho mai affrontato un servizio fotografico di matrimonio in solitaria e questo non solo perché l’inconveniente è dietro l’angolo, dall’auto in panne al malanno improvviso; dal danno accidentale all’attrezzatura, alla distanza siderale tra casa sposo e casa sposa, ma anche e soprattutto perché il giorno delle nozze ci sono così tanti dettagli e così tante emozioni da fissare che è assurdo pensare anche lontanamente che una persona sola possa avere occhi a sufficienza. 

Dal punto di vista più strettamente fotografico, poi, avere una doppia prospettiva di una determinata situazione consente di avere il corretto materiale che agevolerà e renderà più fluente l’impaginazione dell’album, aspetto - questo - che grazie alla mia derivazione di grafico editoriale, curo sempre con precisione maniacale: se consideriamo l’album come il contenitore finale di tante ore di lavoro - soprattutto nel reportage di matrimonio - poter raccontare lo stesso istante più da vicino o contestualizzandolo magari nella stanza dove si sta preparando la sposa è determinante e restituisce indubbiamente un risultato assai più coinvolgente e se mi passate il termine - narrativo. Come ho già avuto modo di raccontarvi, infatti, lo stile che prediligo ma che in realtà è anche l’unico sul quale ho deciso di investire in termini di tempo e studio, è per l’appunto il reportage di matrimonio ed è evidente che per poter raccontare un’intera giornata tanto importante e per certi versi anche tanto caotica, quattro occhi funzionano certamente meglio di due. Se sono otto è il top!

Se questo discorso è valido per la fotografia, lo è ancor di più per il video di matrimonio (quello che anni fa, quando si girava ancora con la telecamera a spalla in VHS, veniva chiamato filmino di matrimonio), dove l’uso di una seconda camera diventa a dir poco fondamentale: in fase di montaggio, infatti, avere a disposizione due (o più) punti di vista rende il montato finale certamente più godibile e nient’affatto noioso, rischio nel quale, invece, si potrebbe incorrere con un solo videoperatore. Scrivo più punti di vista perché alle due camere, spesso, aggiungiamo il drone le cui riprese certamente non devono risultare invadenti ma che, usate nel modo giusto al momento giusto, restituiscono prospettive inaspettate e un dinamismo fino a qualche anno fa impensabili.

Sorvolando sul tema lavoro di squadra che ai più potrebbe restare indifferente ma che per noi operatori del settore - vi assicuro - è invece fondamentale (non fosse altro perché l’affiatamento e la conoscenza dei colleghi agevola il flusso del lavoro), avere la ragionevole certezza che il servizio di matrimonio verrà svolto al meglio, con tutti gli strumenti necessari e che il materiale a disposizione del fotografo e del montatore sarà il più completo possibile fa la differenza anche durante il servizio e consente a tutti di lavorare con serenità.
A tutti e quattro, a due più due.

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