#celocelomanca prima parte

Tornando un po’ all’idea ispiratrice di questo blog, ossia del raccontare cosa succede a me - come a tanti colleghi - durante i servizi fotografici di matrimonio (ma in realtà anche prima o dopo del giorno delle nozze) ho pensato che in questo periodo in cui è facile farsi prendere dalla malinconia e dalla tristezza, poteva essere divertente stilare una lista (che sarebbe possibile aggiornare con buona frequenza) di tutte quelle figure, maschili o femminili che sia, che con una certa probabilità troviamo e trovereste in ogni matrimonio, magari in qualcuna di queste vi potreste perfino riconoscere.

Seguendo un ordine più o meno cronologico troviamo in pole position la sorella ansiosa, quella che sulle prime ti fa dubitare di ricordare bene chi sia la sposa, quella che vaga per casa con una lista spesso anche mentale delle cose da fare e che tollera ritardi sulla tabella di marcia di non più di trenta/trentacinque secondi, sempre che non riguardino la perfezione del trucco della sposa, che ha la totale precedenza. La figura della sorella ansiosa per noi fotografi ha una valenza doppia ma antipodica: se da un lato dobbiamo sforzarci a contenerne le impavide gesta, resta sempre e comunque la persona di riferimento cui chiedere l’identità dell’ultimo arrivato in casa sposa o conferma sugli orari che noi per primi cerchiamo di rispettare.

A seguire, l’impatto prepotente è con la truccatrice o il truccatore che - per certi versi anche a ragion veduta - si sente sulle spalle la medesima responsabilità del presidente degli Stati Uniti con il pollicione sul pulsante rosso per il lancio di una testata nucleare verso la Korea. Ecco: con loro abbiamo un rapporto quasi sempre di cauta diffidenza e la possibilità che scatti da un momento all’altro uno snervante braccio di ferro su chi ha o dovrebbe avere un certo tempo a disposizione con la sposa è sempre dietro l’angolo.

Più volte ho avuto l’onore di ritrarre delle spose che si erano affidate alle sapienti cure di professionisti veri, quelli con la P maiuscola, la P di Pablo Gil Cagnè, per esempio (che stimo senza riserva alcuna) i quali dimostrano senza tema di smentita che un’ora è più che sufficiente per realizzare un trucco perfetto. Spesso, ahimè, ci troviamo invece a dover combattere con l’amica che è brava a truccare (uno po’ come capita a noi fotografi con ammiocuggino) che in preda a una crisi di nervi, con la mano tremante, abbandona matite e pennelli sventolando bandiera bianca, lasciando tutti in una gelida incertezza.

Quando il risvolto non è così catastrofico (onestamente lo è assai di rado, ma succede) è comunque fondamentale tenere un occhio ben aperto sull’orologio perché alla fine la truccatrice vuole che il proprio lavoro sia perfetto e - anche giustamente - si preoccupa poco, per non dire per niente, che lo sia altrettanto quello del fotografo. In genere, però, vinciamo noi unoazero.

Una delle figure più rappresentative nell’universo in cui noi fotografi e videomaker ci tuffiamo regolarmente ma che - per la struttura stessa del cerimoniale - è di fatto relegata a una parte piuttosto ristretta nel tempo è quella del padre della sposa. Questo poveretto che probabilmente nei dodici mesi precedenti è stato coinvolto in conversazioni di ogni natura, dal materiale delle decorazioni del vestito alla salsa di accompagnamento dell’arrosto, si ritrova catapultato in un caos che mai avrebbe immaginato e che difficilmente riesce a gestire in autonomia; che si ritrova a dover chiedere supporto tecnico al genero, di solito pronto un paio d’ore prima rispetto a quanto il buon senso e la calura estiva suggerirebbero, costretto a tanto supplizio termico dalla moglie, ossia dalla famigerata sorella ansiosa della sposa.

Il padre della sposa a un certo punto viene coinvolto nel servizio fotografico di matrimonio senza alcun preavviso, spesso quando ancora è ben lontano dall’essere vestito di tutto punto (la figlia ansiosa si è colpevolmente scordata di lui, ma non di mamma) e deve comparire per la consegna del bouquet che sta sempre nel frigo, ma regolarmente diventa oggetto di una ricerca alla stregua del graal.

A quel punto siamo tutti pronti per l’uscita della sposa ma chi manca all’appello?… Già, proprio lui, il padre della sposa! Ma come?… Stava qui fino a un minuto fa, osserva con un misto di terrore e irritazione la mamma della sposa. E con rassicurante probabilità il papà della sposa lo troverete sempre nello stesso posto, caschi il Mondo, potete giocarci qualche spiccio: Papà sta mettendo il fiocco alla macchina! esclama con fierezza organizzativa la figlia ormai lanciata.
Per questa prima parte è tutto. Come dicono gli inglesi: the best is yet to come…

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#icarochi?

Immagine scattata dal DJI Mavic 2 zoom

Diceva Henry Ford ”C’è vero progresso solo quando i vantaggi di una nuova tecnologia diventano per tutti.” E mai come in questi ultimi anni il digitale e tutta quella costellazione di aggeggi che riprendono e scattano in bit, sono - più o meno - alla portata di tutti. Tra questi non fanno eccezione i droni, dapprima velivoli praticamente impossibili da pilotare a meno di non essere cadetti all’Usaf, e oggi multicotteri inabbatibili grazie ai numerosi sistemi di sicurezza e sensori di cui sono equipaggiati, tanto che persino un totale neofita riesce a pilotare appena inserita la batteria.

Il passo per arrivare alle riprese di matrimonio con drone è stato brevissimo ed è ormai un optional al quale difficilmente gli sposi rinunciano e che quasi tutti gli studi offrono. Diciamoci la verità: vedere il mondo da una prospettiva insolita è veramente suggestivo e l’aspetto sempre più cinematografico verso cui tanti (tra cui noi) operatori del settore si stanno spingendo guadagna non poco dall’uso di questi velivoli per le riprese aeree.

C’è però da distinguere bene l’aspetto più strettamente tecnico da quello artistico: come posso io stesso testimoniare, effettuare delle riprese drone per un matrimonio non è in sé così complicato; lo è, invece - e  non poco, vi assicuro - dare un valore visivo, estetico, cinematografico a quel che si sta riprendendo, tenendo ovviamente in considerazione esposizione, inquadratura e montaggio finale. Per dirla a parole semplici, guidare un drone è piuttosto facile, fare belle riprese lo è molto meno.

Eccoci di nuovo, ahimè, al concetto già espresso qui per cui il possedere un utensile non ci rende automaticamente artigiani. Le recenti modifiche alla normativa che non prevede più il conseguimento di un patentino dopo un corso presso una scuola autorizzata, poi, rischiano di semplificare un po’ troppo la procedura e nonostante il test online non sia del tutto banale da superare, si presta certamente di più a possibili sotterfugi ma ci auguriamo che i controlli siano sempre costanti e mirati, anche in un’ottica di tutela di chi investe per poter lavorare a norma di legge.

Tornando all’aspetto più strettamente fotografico, è bello constatare, però, che per quanti hanno la sensibilità e l’intelligenza per avvicinarsi a un modo diverso di fare fotografia, i droni rappresentano uno strumento fondamentale per poter realizzare immagini altrimenti impossibili, eccezion fatta per quei Maestri come Massimo Sestini, che continuerà certamente a salire su elicotteri in posizioni e situazioni al limite per mostrarci spesso la disperazione umana.
Per cui, evviva i droni, evviva i video ben fatti, quelli che sembrano cortometraggi, evviva le prospettive inaspettate ma attenti a non salire troppo in alto, ché poi si rischia di bruciarsi le ali.


Due immagini scattate dal DJI Mavic 2 zoom da mio figlio Tommaso

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#andràtuttobene

L’amore al tempo del Covid non è cosa facile, almeno se riferita a chi, come noi operatori del settore, resta con il fiato sospeso non sapendo esattamente se e quali servizi saranno confermati, quanto durerà la quarantena o quali potranno essere le restrizioni da rispettare durante la stagione, ammesso che una stagione ci sarà. 
Potrebbe sembrare indelicato, e in parte è penoso anche per noi pensare a un aspetto biecamente economico sul quale questa grave infezione sta allungando i suoi tentacoli. È un fatto, però, che se molte, moltissime attività sono state messe in ginocchio già dalle prime restrizioni e tante hanno dovuto sventolare bandiera bianca anche dopo pochi giorni di inattività, il nostro settore risentirà in maniera importante degli effetti del Covid-19 solo a inizio stagione, ovvero - con buona approssimazione per tutta la categoria - da metà aprile in avanti.

Una coppia di sposi israeliani che per bypassare divieti e restrizioni, ha deciso di sposarsi in un supermercato. Un gesto simpatico, ma non troppo sensato

Al momento ho sentito diversi colleghi già colpiti da qualche defezione, da alcuni rinvii e - purtroppo - da non pochi annullamenti, specie per chi lavora con maggior frequenza con i destination wedding, con chi -sostanzialmente - viene in Italia dall’estero per sposarsi. Ovviamente non è questa la sede adatta per affrontare discorsi su competenze e ritardi nella gestione della pandemia, mi preme portare la vostra attenzione su una categoria di artigiani che potrebbe veder crollare drammaticamente il proprio fatturato annuo.

Chi si occupa e vive unicamente di fotografia di matrimonio, va da sé, sta vivendo momenti di vero terrore: la preparazione di una stagione comporta investimenti non solo in termini di tempo ma anche e soprattutto economici, basti pensare che la partecipazione a un evento del settore come può essere Roma Sposa comporta una spesa minima con tre zeri e un 3 davanti a questi. E lo si fa proprio per riempire il più possibile le date, non solo i week end, che sono storicamente quelle buone per chi si sposa. Pensate quindi che angoscia possa comportare vedersi scivolare come sabbia tra le mani un servizio dopo l’altro senza avere la certezza che verranno in qualche modo rimpiazzate, dal momento che il panico - per altro giustificato, lasciatemelo dire - sta prendendo il sopravvento e se si arriva a una scelta tanto radicale, penso sia un sentimento che vada rispettato. Aggiungiamoci anche che lo stallo generale dell’economia nazionale priverà molti di entrate sicure e sulle quali si progetta la propria vita, compreso un matrimonio e che quand’anche si dovesse riuscire a riprendere i servizi nuziali, magari lo si farà in economia, tagliando su qualche servizio.

Come noi fotografi e videomaker, immagino stiano patendo parimenti anche le location di matrimonio e i catering, che di fatto concentrano il business di un’annata in un breve ma intensissimo periodo. Ecco: avendo conosciuto tanti professionisti in questi anni e avendo con alcuni di loro stretto anche un legame d’amicizia, mi sento di essere loro vicino e di incoraggiarci a vicenda con il vecchio ma sempre attuale adagio del Corvo: non può piovere per sempre. Aggiungo io che se piove, noi la festa la facciamo dentro.


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