#VICOvid-19

Qualche giorno fa, pensando a quale argomento affrontare per il nuovo post, avevo deciso di prendere a paradigma dell’attuale condizione di chi si occupa di cerimonie e in particolare di fotografia di matrimonio l’ultimo servizio, realizzato già sotto il giogo dei temuti DPCM, e nel caso specifico quello che limitava a 30 il numero massimo di invitati. Per questo, seguendo la logica dell’ironica polemica che contraddistingue alcune fasi di questo blog, avevo pensato di chiamare quell’articolo #senzalode. Complici i tanti impegni e il precipitare della situazione, tuttavia, non ho fatto in tempo che da 30 invitati si è passati a 0, zero!

Sì, come tutti saprete, infatti, le nuove disposizioni in termini di contenimento COVID-19, impediscono almeno fino al 24 novembre prossimo di celebrare matrimoni e tenere ricevimenti. Non sono mai entrato, né lo farò questa volta, nel merito di decisioni che - mi auguro - vengono prese nell’ottica del bene collettivo e da persone che hanno le competenze per decidere cose di questa importanza. Quello che però è indubbio, e lo è a prescindere da quanto si apprezzi il governo Conte, è che il 2020 è stato per noi operatori del settore un anno di cui difficilmente ci scrolleremo la cenere di dosso. Certo, il 2021 si sta preannunciando più impegnativo e più ricco degli anni passati; certo, non tutti i numeri del 2020 sono andati persi e molti si sono travasati a periodi meno grigi, ma come teorizzava il buon Giambattista Vico, i corsi e ricorsi storici sono lì ad attendere un uomo sempre uguale a se stesso, pur nella mutevolezza delle situazioni e dei comportamenti storici.

E questo mi fa paura. Mi fa paura perché il già ricco calendario del prossimo anno - ammesso che nel frattempo non trovino il tanto atteso vaccino - potrebbe subire la stessa sorte del suo sfortunatissimo predecessore. Purtroppo fare affidamento all’intelligenza collettiva non è sempre la scelta migliore e vi assicuro che pur mantenendo personalmente tutte le garanzie imposte dalle norme e soprattutto dal buon senso, nei ricevimenti di questa estate abbiamo assistito a scene che erano quello che di più lontano ci sia dalla prudenza.

Non siamo stati capaci di custodire quella fragilissima libertà che ci era stata necessariamente concessa; hanno dovuto toglierci il giocattolo perché ne abbiamo abusato e purtroppo a pagarne le conseguenze sono tutti. Fotografi compresi. Incrociamo le dita, brindiamo alla faccia della bestia nera e speriamo che a rincorrere la storia saranno anche le rivincite di chi continua a sperare.
Ringrazio personalmente il Coordinamento delle Associazioni di Fotografi Professionisti per il comunicato inviato al Presidente del Consiglio che, se vi interessa, trovate qui.

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